Monday, November 2, 2015

Per una definizione della vera devozione


Sommario – Storia e spiritualità di San Francesco di Sales (TA 2262)

Tema: Filotea, Prima Parte, capp.1-8.
Membri: Benjamin SDB, Jose Antonio SDB, Prakash SDB, Yoshi
Data: Lunedì, 26 ottobre 2015
Elaborazione: Yoshi

Annecy: la Santa Fonte (Chiesa della Visitazione costruita da Francesco di Sales)

Abbiamo discusso i temi che ci hanno colpito, e poi abbiamo segnato i testi corrispondenti nella Filotea

Qui si trova la definizione della vera devozione come la carità per eccellenza.
«…è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è la virtù della devozione. Di vera ce n’è una sola […] La vera e viva devozione, Filotea, esige l’amore di Dio, anzi non è altro che un vero amore di Dio…» (Filotea 1:1); «la devozione è la dolcezza delle dolcezze e la regina delle virtù, perché è la perfezione della carità» (1:2).

La devozione non è devozioni, ma è carità molto profonda. È atteggiamento di affrontare la vita nella profondità della carità.
«Siccome la devozione si trova in un grado di carità eccellente, […] ci spinge inoltre a fare con prontezza e affetto tutte le buone opere che ci sono possibili» (1:1).

La devozione non è soltanto atteggiamento ma anche l’esercizio.
«la carità e la devozione differiscono tra loro come il fuoco dalla fiamma; la carità è un fuoco spirituale, che quando brucia con una forte fiamma si chiama devozione: la devozione aggiunge al fuoco della carità solo la fiamma che rende la carità pronta, attiva e diligente, non soltanto nell’osservanza dei Comandamenti di Dio, ma anche nell’esercizio dei consigli e delle ispirazioni del cielo» (1:1).


L’importanza della devozione con la sua caratteristica di trasformare azioni in piacevoli, dolci e facili.
«La gente, […] non sa vedere la devozione interiore e cordiale che trasformare tutte queste azioni in piacevoli, dolci e facili. Guarda l’ape sul timo: ne può ricavare soltanto un succo molto amaro, ma succhiandolo lo trasforma in miele»; «la devozione è il vero zucchero spirituale, che toglie l’amarezza alle mortificazioni e la capacità di nuocere alle consolazioni» (1:2).

La scala di Giacobbe come vera immagine della Vita devota. Ci offre l’immagine di colui che vive con la devozione.
«Guarda la scala di Giacobbe, che è la vera immagine della Vita devota […] Ed ora dà uno sguardo a coloro che si trovano sulla scala: sono uomini con il cuore di Angeli, o Angeli con il corpo di uomini; non sono giovani, ma lo sembrano, perché sono pieni di forza e di agilità spirituale […] così agiscono le persone devote» (1:2).

La vita devota non è riservata soltanto alle persone religiose, ma è aperta a tutti. La vita devota è un dono dato a tutti. Se uno vive veramente con la devozione, può ricevere un dono.
«oltre a queste tre devozioni (la devozione contemplativa, monastica e religiosa) ce ne sono tante altre, adatte a portare alla perfezione quelli che vivono fuori dai monasteri»; «La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli» (1:3).

Dobbiamo offrire la possibilità di crescere nella carità secondo lo stile di vita.
«Nella creazione Dio comandò alle piante di portare frutto, ciascuna secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai Cristiani, piante vive della Chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo la propria natura e la propria vocazione» (1:3).

La vita devota non può danneggiare niente, ma arricchire.
«Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona tutto; e quando va contro la vocazione legittima, senza esitazione, è indubbiamente falsa […] La vera devozione […] non porta danno alle vocazioni e alle occupazioni, ma al contrario, le arricchisce e le rende più belle» (1:3).

Avere il direttore spirituale. Nell’esperienza del sacerdote, ho sentito che sacerdoti non capiscono ciò che dicono fedeli laici. Non ci sono pastori. Senza la direzione, ognuno fa quello che vuole. Anche preti devono avere un direttore spirituale e camminare con umiltà.
«Trova qualche uomo capace che ti sia di guida e ti accompagni; è la raccomandazione delle raccomandazioni. Qualunque cosa tu cerchi, […] troverai con certezza la volontà di Dio soltanto sul cammino di una umile obbedienza, tanto raccomandata e messa in pratica dai devoti»; «è necessario, prima di tutto, avere un amico fedele che diriga le nostre azioni con le sue esortazioni e i suoi consigli, ci eviterà così i tranelli e gli inganni del nemico» (1:4).

Trovare un direttore spirituale, dotato di tre virtù: la carità, la scienza e la prudenza. Se lo trovi, devi avere totale fiducia in lui, e così in lui si trova la volontà di Dio.
«io ti dico (scegline) uno tra diecimila»; «(il direttore spirituale) deve essere ricco di carità, di scienza e di prudenza»; «Devi riporre in lui una fiducia senza limiti, unita a un grande rispetto»; «una volta che l’hai trovato, benedici la sua divina Maestà, fermati a quello e non cercarne altri; ma avviati, con semplicità, umiltà e confidenza» (1:4).


Sommario di Yoshikazu Tsumuraya

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