Tuesday, January 12, 2016

Esercizi e consigli

Filotea, Quinta Parte, capp.1-18.



Lunedì, 11 gennaio 2016
Benjamin, José Antonio, Prakash, Yoshi

In questa parte San Francesco guida Filotea un po’ in disparte per rinfrescarsi, per riposare e per recuperare le energie, in modo tale che possa più facilmente conquistare terreno e avanzare nella vita devota (cf. Prefazione). Si tratta quindi di esercizi e consigli indicati da lui per rinnovare l’anima e confermarla nella devozione.


Rinnovare l’anima e i propositi

San Francesco esorta Filotea a rinnovare e ripetere molto spesso i buoni propositi già formulati di servire Dio (5,1). È da notare infatti che questo rinnovare i buoni propositi è particolarmente rilevante per avanzare nella vita devota. Ciò si vede nelle seguenti parole del Santo: «L’anima è dotata di una volontà nobilissima che è in grado di amare Dio» (5,10), tuttavia, tale anima «non vale nulla senza i suoi buoni propositi» (5,14). I propositi, confermare fermamente di vivere la devozione, che consiste nell’amore a Dio e l’amore al prossimo.


Per tale rinnovamento dell’anima, San Francesco mostra passi graduali: offre anzitutto il significato e la necessità di fare annualmente gli esercizi (5,1); esorta a considerare il beneficio fattoci da Dio e poi ringraziare e fare una preghiera affettuosa con umiltà e confidenza in Dio (5,2); indica poi la necessità di metterci alla presenza di Dio e invocare lo Spirito Santo, per fare gli esami dello stato della nostra anima nei confronti di Dio, nei confronti di noi stessi, nei confronti del prossimo, e esame sugli affetti (5,3-8); e suggerisce le considerazioni successive (5,14). 


Facendo la lettura di questa parte finale, mi ha colpito la spiegazione di San Francesco, fatta usando le immagini naturali, sull’importanza di rinnovare i buoni propositi. Senza ciò, si correrà in uno stato più basso di quanto non fosse prima di iniziare il cammino della devozione (5,1).
Signore Gesù Cristo ha preparato nel suo amore e nella sua misericordia (quindi con tutte le sue fatiche e le sofferenze) tutti i mezzi della salvezza per tutta l’umanità, tra i quali anche i buoni propositi. Il proposito trovato nella nostra anima è quindi stato ottenuto e prodotto dalla passione del Salvatore (5,13). Questi propositi sono «il bell’albero della vita che Dio ha piantato di sua mano al centro del cuore del cristiano e il Salvatore vuole irrigare con il suo sangue per farlo fruttificare» (5,15). In questo modo per rinnovare l’anima, si dovrebbe richiamare a considerare i propositi. 
Una domanda sorta in me è che San Francesco di Sales, suggerendo di fare il rinnovamento dell’anima con esercizi indicati da lui, non mostra tuttavia il tempo preciso (o almeno favorevole) per gli esercizi, per esempio, il momento di Quaresima. 


Con il padre spirituale

Anche in questa parte, come nelle altre, si sottolinea tanto l’importanza del padre spirituale. Infatti, è fondamentale parlare con lui in modo schietto, sincero e costante, del modalità di svolgere le meditazioni. Non solo inizio, ma anche “durante” questi passi, e poi “dopo” di essi per verificare lo svolgimento degli impegni. Il cammino della devozione è sempre aiutato dal padre spirituale e certamente dalla grazia di Dio.   


L’atteggiamento continuo dell’accompagnamento spirituale di San Francesco di Sales
Nella quinta parte, aggiunta nella terza edizione, San Francesco mostra le considerazioni che ha già indicato prima, offrendo tuttavia la nuova metodologia sugli esercizi (quando, dove, come). Da questo emerge la figura paterna che accompagna continuamente suoi figli. Infatti, San Francesco non si ferma solamente indicare gli esercizi e cose importanti per il cammino della vita devota, ma lo dice ripetutamente. In tal modo chi è accompagnato da San Francesco si sente veramente accompagnato dal vicino con sollecitudine cara.

Elaborazione: Yoshikazu Tsumuraya


Monday, January 11, 2016

Viva Gesù….. Amen!

Filotea, Parte Quinta


11 gennaio 2016
Gruppo: Marco, Marko, Teresa

«Viva Gesù….. Amen!» (Filotea 5,18)


Marco


Stiamo nell’ultima parte che S. Francesco tira le fila del libro come la propria conclusione . I capitoli 3-7 sono lungo l’esame di coscienza che S. Francesco ribadiva l’importanza durante il percorso. In cui si manifesta l’essere “padre premuroso” di Francesco. Mi è piaciuto lo stile sempre progressivo, cioè va increscendo.  Egli accompagna per mano il lettore suggerendo tutti i dettagli.
Ritrovo due temi importanti: la centralità della grazia di Dio e il ruolo di padre spirituale che diventa la più grande mediazione per cercare la volontà di Dio. sempre mi è piaciuto il realismo pratico che propone di «abbreviare il tutto» (5,7) consapevole di rivolgersi a persone comuni, semplici e che sta “introducendo” alla vita devota.



La conclusione degli esercizi offre concrete riflessioni, invitando ad aver cura di affetti, mezzi, promesse e preghiera, affidandosi a Dio e ai Santi, lasciando guidare dalla guida spirituale, accostandosi frequentemente alla confessione e alla comunione. Egli riassume in poco tutti i temi trattati in Filotea. E in questo modo aiuta a riassumere e comprendere meglio il lettore.
E conclude tre consigli concreti (5,18) che sono, appunto, rinnovare la promessa, fare aperta professione di voler essere devota, perseverare nel cammino della vita devota. E poi riporto le parole di S. Francesco di Sales che mi fanno sentire rileggere periodicamente: «guarda il Cielo e non lasciarlo per terra; guarda l’inferno e non gettarti in esso per gli attimi che fuggono; guarda Gesù Cristo, non rinnegarlo per alcuna cosa al mondo; quando la fatica della vita devota ti sembrerà dura, canta con S. Francesco: Tutta la pena mi è diletto per il bene che mi aspetto.
E come il libro si è aperto con una preghiera, così tutto si conclude con una preghiera: «Viva Gesù, al quale, con il Padre e lo Spirito Santo sia onore e gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen!» (5,18). In questo modo la Filotea diventa una grossa preghiera.

Marko


Questa ultima parte, mi sembra una riflessione di quello che già ha detto. È chiaro che il discorso  è fondamentale e vale per tutta la vita e per incarnare nella vita. Quindi anche se è finito certamente continuerà nella vita.
S. Francesco fa molto bene a mostrare queste cose a Filotea dicendola ad esempio nel capitolo 2: «Considera con quali mezzi hai fatto quella promessa. Quanto fu buono e cortese Dio con te in quella circostanza?»; «Considera gli effetti di questa chiamata: penso che troverai in te dei cambiamenti in meglio, se confronti quello che sei con quello che eri». S. Francesco incoraggia sempre Filotea  che possa crescere. Siccome abbiamo spesso la tentazione al pessimismo e al scoraggiamento, per me la parola di S. Francesco fa riflettere e mi sento di far pensare positivamente.
La centralità di Dio, su ciò che S. Francesco sempre ribadisce, è impressionante. Ecco le frasi riferenti: «La stessa cosa avviene per le anime seriamente innamorate di Dio: anche se sono occupatissime, quando si avvicina loro il pensiero di Dio, dimenticano tutto il resto» (5,4): «…allo stesso modo il tuo cuore può trovare il suo riposo solo in Dio. Nessuna creatura può appagarlo» (5,10).
Mi sembra tanto importante essere la persona “in gamba”, semplice, chiara, radicale, saggia.. «Figlia mia, a chi ha il gusto sano e lo stomaco in ordine, piacciono i cibi buoni e ripugnano i guasti» (5, 4). Questa frase mi fa ricordare don Bosco quando dice che dobbiamo essere con i piedi per la terra con lo sguardo verso il cielo.

Teresa


Gli esami e le considerazione sia del anno che del mese, mi fa sentire che S. Francesco spinge Filotea alla vita devota non solo di una parte ma di intera persona nella totalità. Allora indica in che modo può mantenerla costantemente.
La parte in cui dice il rinnovamento del Battesimo, per me, era significativa in quanto mi ha fatto scoprire il significato di quel “evento annuale”.
Mo accolgo la sua conoscenza dell’uomo ci fa mettere di più alle pratiche invece di sottovalutare la nostra umile umanità. Leggendo Filotea, erano convincenti, per me, non soltanto le parole di S. Francesco ma il suo atteggiamento costante della dolcezza, amorevolezza mi ha colpito di più. In ogni passo si può trovare questa disposizione.
Dal primo giorno a me piaceva la sua sistematicità. Ora mi accolgo che questa sistematicità è un altro faccia della concretezza. Come nel capitolo 3 dice: «non è necessario che tu lo metta in pratica tutto in una volta, ma piano piano, gradatamente, cominciano, come primo momento, da ciò che riguarda il tuo comportamento verso Dio; poi, per il secondo, ciò che riguarda te stessa; il terzo, ciò che riguarda il prossimo e il quarto riservalo ad una riflessione sulle passioni».
Mi è piacuto tanto questa parola: «Se qualcuno ti dice che si può vivere devotamente senza praticare questi consigli e questi esercizi, non dire che non è vero, ma rispondi amabilmente che la tua infermità è tale che richiede aiuto maggiori e sostegni che agli altri non sono necessari» (5,18).

Sommario di suor Teresa Su-hyun Park



Sunday, December 20, 2015

Francesco parla della Bibbia in modo radicale

San Francesco di Sales: “Filotea” – Introduzione alla vita devota

La Parte Quarta
Lunedì, 14 dicembre 2015
Gruppo: Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park, e Marco Tagliavini, con Paolo Mojoli


Marco:


  • La questione dell’immaginazione come Cristo, sposo dell’anima… più legato alla fantasia, questa differenza dell’immaginazione – la principessa e il principe
  • San Francesco va molto nel pratico: 2 esempi nel 3° capitolo e poi nel V°
  • Alcuni temi centrali della spiritualità salesiana già viene notato. 
  • Affidamento alla guida spirituale…parla di continua… …”va bene ma ricomando che fai il riferimento alla guida spirituale”
  • La centralità di Dio, tutto facciamo perché bisogna concentrarsi a Dio. “la bussola…”
  • Questa lettura mi sta accompagnando e mi fa riflettere sulla centralità di Dio..
  • La questione del esame di coscienza… molto importante. Don Bosco stesso invitava l’esercizio alla buona morte… bene prendi un tempo in cui devi riflettere se la tua vita finisse oggi…
  • Sembra che tante volte parla di me 
  • Mi da tanta serenità… ci sono molti momenti belli, consolazioni, ma ecco è bene non dimenticare per chi se vive, che niente ci distragga da Dio



Teresa:


  • Mi stava incoraggiando, mi faceva richiamare in modo di don Bosco. 
  • Ti chiama alla tranquillità, pazienza... mi dà un modello del salesiano, amorevolezza, dolcezza… salesiano che vive la propria salesianità. Molto interessante per me. Non ti chiede di essere ascetico, ma ti parla della vita concreta. Ritornare a Gesù Crocifisso. Ogni volta quando lego questo libro, sempre mi sembra che faccio l’esame di coscienza. MI fa fare la Filotea. 
  • Modo di presentare di cose è diverso… mi è piaciuto l’esempio di santa Teresa che faceva san Francesco. 



Marko:


  • Posso dire che attraverso questo libro san Francesco ha aiutato anche a me, non solo a Filotea, perché lui parla di Dio in maniera molto semplice e secondo me è bellissimo entrare sempre più profondo nel mistero di Dio, quando Dio si rivela più attraverso gli uomini, situazioni della vita…
  • Leggendo questo quarto capitolo, ho sottolineato quasi tutto, dunque potrei scrivere proprio tanto su quello che mia ha colpito, di cui riflettevo…
  • È interessante come l’insegnamento di san Francesco parla di Bibbia molto radicalmente, parla di Bibbia che è fondamento, che è verità, vita…. Con gli suoi esempi…ti mostra che la Bibbia e Gesù non si trovano in una storiella, ma proprio sono la cosa più importante di ogni uomo. Dunque Dio-uomo e poi altro e non prima uomo (le cose mondane…) e dopo Dio.. e questo è secondo me importante
  • Mi piace come usa tanti esempi dei santi che sono stati gli uomini “normali”… come loro avevano tentazioni, come resistevano, come si diventa santo nelle cose che capitano tutti… solo che noi alla fine scegliamo come comportarsi nelle certe situazioni… dunque proprio ci mostra con gli esempi concreti che la santità è disponibile a tutti…
  • La cosa che mi ha aiutato ancora più forte che prima è che non si discuta con diavolo mai! Subito bisogna rifiutare ogni discussione, prevenire… essere molto semplice in DIO…



Sommario di Marko
Foto di Joe



Wednesday, December 16, 2015

Remedies against negativity in our lives

The Introduction to the Devout Life: The Fourth Part

Monday, 14 December 2015
Group: M. Vijaya Prakash Reddy, Benjamin Gahungu, Yoshikazu Tsumuraya and José Antonio Santís Pinedo

Chapter 1, We must Ignore the Negative Remarks of Worldly People

Chapter 2, We must have Great Courage

  • The world is always critical and acts as a judge. 
  • The world has criticized John the Baptist because he did not eat or drink, he criticized Jesus because He ate and drank with people.
  • It does the same thing to devout people.
  • The mountain of Christian perfection is very lofty. We are still little bees in devotion. 


Chapter 3, The Nature of Temptation:

The Difference Between feeling Temptation and Yielding to it
Satan, the world and the flesh, seeing a person espoused to the son of God, send suggestions and temptations by which:

  1. Sin is proposed
  2. The person is pleased or displeased with the suggestion
  3. The person either consents or refuses

These are the three steps which lead down to sin: temptation, delight and consent.


Chapter 5, Encouragement to those in Temptation

  • God allows these great trials and temptations only to those whom he wishes to raise to His pure and excellent love. 
  • Do not be too sure of your ability to overcome small temptations because you have overcome great ones. 
  • Trust only in a constant fidelity to God.
  • By means of continual prayer, the Sacraments and confidence in God, we shall regain our strength to lead a whole and happy life.


Chapter 7, Remedies Against Great Temptations

  • Have recourse to God, imploring his mercy and his help. 
  • Pray that you may not enter into temptation (Mt 26:41). 
  • Never look at the temptation itself, but look at our Lord.
  • The best remedy against temptations whether great or small, is to open our hearts and make known our suggestions, feelings and affections to our spiritual director.



Chapter 9, Remedies Against small Temptations

After having performed an act of the contrary virtue, on recognizing the real nature of the temptation, turn your heart simply to Jesus Christ crucified and in a spirit of love kiss his sacred feet. Love of God containing in itself all the perfections of all the virtues, and more excellently than the virtues themselves, is also the most perfect remedy against all vices. Speak often in praise of purity and simplicity of heart, conforming your actions to such words and avoiding all affectations and flirtations. In this way you will strengthen your heart against future temptations.

Chapter 11, Anxiety

  • Anxiety is a source from which and by which many temptations come.
  • Anxiety increases sadness, making it extremely dangerous. 
  • Anxiety arises from an inordinate desire to be freed from the evil we experience or to acquire the good we hoped for.


Chapter 12, Sadness

Sadness can be good or evil depending on the different effects which it produces in us. It produces more evil effects than good.
Good effects: Compassion and repentance
Evil effects: anxiety, sloth, anger, jealousy, envy and impatience
Sadness kills many, and there is no profit in it (Sir 30:24).
Remedies for sadness: Prayer is the sovereign remedy.

Chapter 13, Spiritual and Sensible Consolations and our Conduct with Regard to them

We must try to keep a constant and unchanging balance of mind in the midst of this great variety of changes. The good movements they had, are only spiritual mushrooms. The heart is good which has good affections and passions; and the affections and passions are good which produce in us good effects and holy actions.
We must humble ourselves profoundly before God. Let us admit that we are still small children in. When we have received some spiritual consolation, we must be particularly earnest in doing good and in being bumble on that day.


Chapter 14, Spiritual Boredom and Absence of Sensible Consolations

You must discover the source of the evil:

  1. God deprives us of his consolations when we take some vain pleasure in them
  2. When we do not care to gather the sweetness and the delights of the love of God in its proper time, he withdraws them from us in punishment of our sloth
  3. If you are not simple and sincere like a little child, you will not receive the sweets of little children
  4. Those who are rich in worldly pleasures are not able to receive spiritual delights
  5. If you been careful to preserve the fruits of the consolations, you will receive more


Chapter 15, A Remarkable Example to Support and Clarify what has been said
Almost all the beginners in the service of God, are still inexperienced in the withdrawals of sensible favors as well as in the ups and downs of spiritual life. Persons lifted above themselves by spiritual joys, easily renounce material things.
Instructions:

  1. God usually gives a foretaste of heavenly delights to those who begin to serve Him 
  2. Very great storms sometimes arise in the midst of dryness and desolation
  3. We must never lose courage in the midst of interior troubles
  4. It is a very good remedy to make known our trouble to some spiritual friend who can comfort us


Summary by Prakash

Tuesday, December 15, 2015

Due ore di lezione sul Trattato dell'amor di Dio


14 dicembre 2015

Due ore di lezione... per me le prime a livello universitario... Chiedendosi in base a quale motivo un lettore avveduto del XXI secolo potrebbe decidere di affrontare e confrontarsi con un volume corposo e scritto necessariamente in linguaggio teologico, che oltretutto si propone di contestualizzare, analizzare e attualizzare un tomo del 1616? Semplicemente, per il valore perenne e incorruttibile del vangelo. Cuore pulsante del vangelo che san Francesco di Sales, nel Trattato dell’amor di Dio del 1616, delinea con massima schiettezza e semplicità nella stessa Prefazione al suo libro: «Nella santa Chiesa tutto appartiene all'amore, vive nell'amore, si fa per amore e viene dall'amore».

Ma quale parola più usata e abusata dell’«amore» anche ai nostri giorni, offrendo anche significati tra loro addirittura divergenti? Francesco ne offre una visione precisamente teologica (aggrappata alla paternità sempre più buona di Dio), cristologica (che dispiega l’amore «fino alla fine» (Gv 13,1) da parte di Gesù per l’umanità) ed anche pneumatologica (esprime con chiarezza l’opera delicatissima e ardente al tempo stesso dello Spirito santo di Dio). Proprio allo scopo di scoprire il significato del vero amore salesiano, analizziamo il libro 9° del Trattato, dove Francesco propone e descrive l’autentico cristiano come colui e colei che vive nella «santissima indifferenza».

Attenzione, non è una contraddizione o espressione che indica disinteresse per Dio. Tutt’altro. Il cristiano è tale veramente perché accoglie la volontà di Dio a tutti i costi, anche quando scomoda, stridente o scarnificante. Francesco paragona il vero discepolo di Gesù ad un blocco di cera totalmente disponibile ad essere plasmato allo scopo di divenire un capolavoro pasquale (offerta di sé, passione, morte, discesa agli inferi e infine risurrezione). Oppure un’antica bilancia con due piatti che, anche tra due scelte buone e positive entrambe, non esita a sbilanciarsi per quella direzione che gli viene indicata – anche in modo delicatissimo – da Dio. Solo a queste condizioni Francesco augura e assicura felicità piena e duratura. Oggi e per l’eternità.

Riflessione di Don Paolo Mojoli


Two hours of teaching class ... for me the first at the university level ...

The question: why an astute reader of the twenty-first century might decide to deal with a full-bodied volume written in theological language, and why contextualize, analyze and actualize a tome written in the year 1616? Simply, for the perennial value of the Gospel and incorruptible.

The beating heart of the Gospel is what St. Francis de Sales presents in his second outstanding work, The Treatise on the Love of God (1616). He outlines with maximum sincerity and simplicity his intentions in the Preface to his book when he writes, "In the holy Church everything belongs to love, lives in love, is done for love and arises out of love."

But what word is more used and abused than "love" in our day? What word is understood to have more divergent meanings? Francis offers us a precise theological vision (clinging to notion of the increasingly loving fatherhood of God). This vision is at once Christological (of Jesus who loves humanity "to the end", Jn 13,1) and pneumatological (expressed clearly in the delicate and ardent work of the Holy Spirit of God). Precisely in order to discover the meaning of true Salesian love, we analyze the 9th book of the Treatise, where Francis proposes and describes the true Christian man and woman who live in "holy indifference."

Caution: the expression does not indicate disinterest in God. On the contrary, the Christian who really accepts the will of God at all costs, even when uncomfortable, jarring or demanding personal sacrifice, is the true disciple of Jesus. Francis likens the true disciple of Jesus to a block of wax totally willing to be shaped in order to become a paschal masterpiece (self-offering, passion, death, descent into hell and finally resurrection). Or the person who, when confronted with an old scale with two dishes on which there are two choices offered, both good and positive, does not hesitate to say accept the direction that God indicates - even if delicate or difficult. Only under these conditions, Francis teaches, can one find full and lasting happiness. Today and for eternity.


Photos and English translation by Joe.


Thursday, December 10, 2015

Impegni e divertimenti


Lettura della FILOTEA. Introduzione alla vita devota 

(Parte Terza, capitoli 31-41)

Gruppo: Benjamin Gahungu, Paolo Mojoli, José Antonio Santís Pinedo, M. V. Prakash, Yoshikazu Tsumuraya



Il nostro testo si colloca alla fine della terza parte del libro e sembrerebbe che questa parte è stata aggiunta perché il richiamo alla persona di Filotea non appare tanto come prima. In esso si tratta sempre dell’esercizio delle virtù nella vita quotidiana. San Francesco offre consigli per i divertimenti, per gli sposi e per le vedove ecc. Perciò, anche in questa parte si intravede l’idea originale del santo, ossia la vocazione universale alla santità.


1. I Divertimenti 

San Francesco riconosce il valore del divertimento per permettere al nostro essere (corpo e spirito) di riprendere energie necessarie per le nostre occupazioni. Abbiamo bisogno di prendere un po di fiato per ricaricare le nostre energie fisiche, spirituali e intellettuali dopo un lavoro lunguo, duro o concettrato. No lasciare un momento di rilassamento al nostro essere potrebbe essere un vizio. Ci vogliono prudenza, moderazione,modestia, dignità e retta intenzione per scegliere e praticare divertimenti e passetempi buoni e onesti per noi e per definire il tempo a dedicarci (cap 32). Importante questo concetto di tempo. San Francesco chiama l’attenzione per scegliere il giusto momento per dedicarsi ai fatti divertenti. Per esempio, partcepare ai balli o alle danze, anche se per natura essi son cose indifferenti, fino alla notte tardi diventa pericoloso perché dannegia le attività del giorno seguente (cap 33). Normalmente c’è gioia nel gioco; per questo è proibito ogni gioco che non conducce alla vera gioia di tutte le personne coinvolte. Dunque Francesco di Sales considera pericolosi i giochi di fortuna.



2. L’onestà matrimoniale e la santità matrimoniale

Il matrimonio, come sacramento, costituisce l’origine e la sorgente della vita. Con il matrimonio si accresce la famiglia umana, il popolo di Dio in cammino e il numero degli eletti in cielo. (Filotea III, 37). Il santo ritiene che il matimonio costituisce un cammino di santità per gli sposi. Gli sposi devono amarsi non soltanto di un amore naturale e umano ma anche e sopratutto il loro amore deve essere santo, sacro e divino. Il matrimonio vissuto così può produrre i suoi tre effetti fondamentali: l’unione indissolubile, la fedeltà inviolabile e la legittima generazione dei figli. San Francesco, però, non manca a sottolineare che la procreazione dei figli è il primo e principale fine del matrimonio (Filotea III, 39). Il santo afferma che la vita motrimoniale deve essere segnata di una vita devota. 
“Le mogli devono augurarsi che i loro mariti siano canditi con lo zucchero della devozione, perché l’uomo senza devozione è un animale spietato, aspro e rude. I mariti devono augurarsi che le loro mogli siano devote, perché senza devozione, la donna è molto fragile e predisposta a lasciare la virtù o a permettere che venga offuscata” (Filotea III, 38).


È impressionante sentire San Francesco rivolgere consigli agli sposi. Al suo tempo, infatti, non si parlavano tanto delle tematiche collegati al matrimonio. 


Alle vedove San Francesco di Sales sembra essere esigente e duro ma anche pacifico. Le vedove, infatti, devono scegliere se vogliono rinunciare alle seconde nozze e fare un semplice voto castità o se vogliono risposarsi. È una scelta che chiede prudenza.  



3. La fedeltà alla volontà di Dio

La nostra vita passa per i momenti di piccolo o grande impegno, di grandi o picccole ocasioni per servire Dio e il prossimo. La fedeltà (Filotea III, 35) rende grandi anche queste cose che consideriamo piccole e straordinarie queste cose ordinarie. Dunque non dobbiamo cercare di fare cose straordinarie ma fare in modo straordinario le cose ordinarie. 


Sommario di Benjamin
Fotografie di Joe



Tuesday, December 8, 2015

Francesco: un uomo “normale” che scrive per gente “normale”


07 dicembre2015
Gruppo: Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park, e Marco Tagliavini

Filotea 3: 31-41

Cosa ci ha colpito:

Questi capitoli sono ricchissimi e si potrebbero segnalare moltissime cose utili per la vita: è davvero una parte interessante, in cui Francesco si mostra essere un uomo “normale” che scrive per gente “normale”.
     Invita a divertirsi (per essere devoti non bisogna essere sempre come “archi tesi”), ma spiega come è opportuno farlo: spiega ogni dettaglio, nulla lascia al caso, vuole dare tutto se stesso per la nostra crescita. Si mostra davvero premuroso e progressivo nell’accompagnare verso l’eccellenza.
La sua visione della santità svela quella che talvolta è una mal comprensione della santità stessa da parte di molti (e anche di noi): Suor Teresa, in particolare, evidenzia il suo sentirsi spiazzata, lei che ha sempre avuto l’impressione che tutti i santi debbano essere ascetici! Francesco apre la strada della santità a tutti, ma chiede un profondo discernimento (3:31).


Colpisce particolarmente la sua capacità di far aprire gli occhi su questioni concrete: per esempio quando tratta del ballo (3:33) e mette in guardia perché i peccati possono risvegliarsi facilmente. La concretezza di queste pagine coinvolge l’esperienza personale di noi lettori: a proposito dei giochi (3:32) o delle discussioni che sono inizio di litigi che terminano in divisioni (3:38). Francesco si riferisce a situazioni così realistiche e comuni che mettono davvero “spalle al muro”: è clamoroso l’elenco che mostra i «due cuori» dell’uomo (3:36).
     Interessante il frequente riferimento al Cantico dei Cantici (specialmente in 3:35-37), molto bello l’invito ai piccoli gesti quotidiani di carità (attinente la “spiritualità del quotidiano” tanto cara a don Bosco): le cose grandi si possono anche fare, sono più difficili le piccole. Stimolante l’invito a «non riempire la tua anima di troppi desideri […] rifletti bene se poi sarai in grado di digerire tutto ciò che vuoi inghiottire» (3:37).
     Nel consueto stile colloquiale e pedagogico, sono ribaditi alcuni temi che risultano così fondanti per la spiritualità salesiana: la centralità di Dio, l’importanza dell’orazione, il ruolo del padre spirituale.
     Francesco ritiene importante curare la devozione popolare, ovvero per il popolo, per coloro che vivono la quotidianità laica. Evidentemente l’idea di una “santità per tutti” non era consueta: Francesco propone il matrimonio come via alla santità («È una vera benedizione quando l’uomo e la donna fedele si santificano reciprocamente in un autentico timore del Signore», in 3:38).


Molto incisiva è risultata la spiegazione del significato degli anelli nel matrimonio (3:38): anche la congregazione di Suor Teresa consegna l’anello come segno della professione perpetua!

A tutti quanti è piaciuto il raffinato utilizzo del cibo in analogia alle situazioni matrimoniali (3:39): Francesco di Sales ha la capacità di dire con delicatezza tutto quanto vuole senza cadere nel dire ciò che non è opportuno. Al di là della metafora, però, c’è da considerare l’attenzione da avere anche proprio nei confronti del cibo: lo stesso don Bosco invitava a mangiare per poi lavorare.
Molto bello il fatto che riporti tanti esempi di santi: specialmente il rimando alle «lettere di S. Girolamo» (3:40) dicono la sua umiltà, poiché non si mette in mostra ma si rende conto della bellezza altrui.


Anche il discorso rivolto alle vergini (3:41) entusiasma a donare tutto, non solo in quantità ma anche e soprattutto in qualità: quando si ama autenticamente qualcuno e ci si sente amati in tal modo, si desidera corrispondere e, dunque, si vuole anzitutto amare il Signore tutto intero!
In quest’ultima sezione della terza parte, ci siamo sentiti personalmente chiamati in causa nell’attinenza tra ciò che Francesco racconta e la nostra vita: l’invito rivolto a mariti e mogli ad amarsi (3:38) ha scatenato la diffusione di questa riflessione ad amici e conoscenti (sia Marco che Marko hanno condiviso questo stimolo del vescovo ginevrino a coppie loro prossime): «Mariti, amate le vostre mogli come Gesù ama la sua Chiesa; mogli, amate i vostri mariti come la Chiesa ama il suo Salvatore». Suor Teresa condivide quanto la lettura della Filotea metta in discussione; anche Marko ribadisce quanto ciò che il Salesio scrive sia attinente alla vita reale e quotidiana che ci troviamo realmente a vivere.

Infine, una sottolineatura va fatta sull’attualità della Filotea – e di Francesco di Sales – che tratta temi che troviamo all’ordine del giorno: il ruolo della famiglia nell’educazione dei figli (3:38), la necessità di un ordine nella vita oggi tanto stravolto da una “società notturna“ come quella in cui viviamo (vedi 3:33).

Sommario di Marco Tagliavini