Filotea, Seconda Parte, Capitoli 1-11
Condivisione di gruppo: Yoshi, Jose Antonio, Prakash e Benjamin
Osservazione generale: Il genere letterario
Il genere letterario della seconda parte, come quella della prima, è come una lettera esortativa indirizzata a Filotea, una laica cristiana. Il testo è pieno di affetto del santo in modo che lei si sentirà sempre accompagnata, ed è consistente con l’ordine ben strutturato nei capitoli. Inoltre, vanno notate anche la concretezza dei consigli dell’autore con esempi e immagini e la sollecitazione affettuosa.Nella prima parte l’autore indica consigli ed esercizi necessari per condurre Filotea a cambiare il semplice desiderio della vita devota in una ferma determinazione che, dopo la confessione generale, porterà a compimento con una decisiva e fedele promessa. Ora, nella seconda parte, per aiutare Filotea ad avanzare in modo diretto e efficace, il santo presenta due mezzi con qui Filotea possa unirsi sempre di più a Dio: l’orazione e i Sacramenti (cfr. Prefazione).
Le quattro vie per mettersi alla presenza di Dio
La coscienza della onnipresenza di Dio.
La coscienza della presenza di Dio nel tuo cuore
Pensare al nostro Salvatore
Ricorso all’immaginazione e alla rappresentazione del Signore nella sua umanità
La coscienza della onnipresenza di Dio
“Dio è in tutto e daperttutto e non c’è luogo o cosa in questo mondo che non manifesti la sua presenza (......). È per questo che, senza eccezioni, prima dell’orazione, dobbiamo svegliare nella nostra anima l’attenzione alla presenza di Dio ” (Filotea 2, 2)
La coscienza della presenza di Dio nel tuo cuore
“La seconda via per mettersi alla presenza di Dio è pensare che non soltanto Dio è presente nel luogo in cui ti trovi, ma in modo particolare è presente nel tuo cuore e nel profondo del tuo spirito, ai quali dà vita e forza, quale cuore del tuo cuore e quale spirito del tuo spirito” (Filotea 2, 2)
Il passaggio dall’operazione dell’immaginazione a quella dell’intelletto notando però la differenza tra meditazione e studio o altri modi di pensare.
“All’operazione dell’immaginazione segue quella dell’intelletto, che noi chiamiamo meditazione; non è altro che una riflessione, o anche più di una, per muovere i nostri affetti verso Dio e le cose divine: in ciò la meditazione differisce dallo studio e da altri modi di pensare e di riflettere, che non si prefiggono l’acquisizione della virtù o dell’amore di Dio, ma qualche altro fine come il diventare dotti, per poi scriverne o parlarne” (Filotea 2, 5)
La messa in pratica dei propositi e delle decisioni prese.
Essa è “ll frutto irrinunciabile della meditazione; se manca, non soltanto la meditazione è inutile, ma spesso anche dannosa perché le virtù meditate, ma non praticate, gonfiano lo spirito di presunzione e finiamo per credere di essere quello che eravamo proposti di essere: noi potremo diventare come ci siamo proposti di essere soltanto quando i propositi saranno pieni di vita e solidi; non quando sono fiacchi e inconsistenti e quindi non attuati” (Filotea 2, 8)
Quando si sperimenta l’aridità:
Se nella Meditazione manca l’attrazione e consolazione si passa ad un altro atteggiamento. Se tutto ciò non cambia nulla si consiglia di non scoraggiarsi e di rimanere con devoto contegno davanti a Dio.
“Confessa la tua indignità, prega il Signore di aiutarti, baccia la sua immagine, rivolgigli le parole di Giacobbe: Io non ti lascio, Signore, finché tu non mi abbia benedetto; o quelle della cananea: Sì, Signore, io sono un cane, ma i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni. Altre volte prendi un libro e leggilo con attenzione fino a che il tuo spirito si riprenda pienamente; qualche volta sprona il cuore con atti e movimenti di devozione esteriore: prostrati per terra, metti le mani in croce sul petto, abbraccia il crocifisso; questo, si capisce, se ti trovi in luogo appartato” (Filotea 2, 9)
Sommario di Benjamin Gahungu






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