Tuesday, January 12, 2016

Esercizi e consigli

Filotea, Quinta Parte, capp.1-18.



Lunedì, 11 gennaio 2016
Benjamin, José Antonio, Prakash, Yoshi

In questa parte San Francesco guida Filotea un po’ in disparte per rinfrescarsi, per riposare e per recuperare le energie, in modo tale che possa più facilmente conquistare terreno e avanzare nella vita devota (cf. Prefazione). Si tratta quindi di esercizi e consigli indicati da lui per rinnovare l’anima e confermarla nella devozione.


Rinnovare l’anima e i propositi

San Francesco esorta Filotea a rinnovare e ripetere molto spesso i buoni propositi già formulati di servire Dio (5,1). È da notare infatti che questo rinnovare i buoni propositi è particolarmente rilevante per avanzare nella vita devota. Ciò si vede nelle seguenti parole del Santo: «L’anima è dotata di una volontà nobilissima che è in grado di amare Dio» (5,10), tuttavia, tale anima «non vale nulla senza i suoi buoni propositi» (5,14). I propositi, confermare fermamente di vivere la devozione, che consiste nell’amore a Dio e l’amore al prossimo.


Per tale rinnovamento dell’anima, San Francesco mostra passi graduali: offre anzitutto il significato e la necessità di fare annualmente gli esercizi (5,1); esorta a considerare il beneficio fattoci da Dio e poi ringraziare e fare una preghiera affettuosa con umiltà e confidenza in Dio (5,2); indica poi la necessità di metterci alla presenza di Dio e invocare lo Spirito Santo, per fare gli esami dello stato della nostra anima nei confronti di Dio, nei confronti di noi stessi, nei confronti del prossimo, e esame sugli affetti (5,3-8); e suggerisce le considerazioni successive (5,14). 


Facendo la lettura di questa parte finale, mi ha colpito la spiegazione di San Francesco, fatta usando le immagini naturali, sull’importanza di rinnovare i buoni propositi. Senza ciò, si correrà in uno stato più basso di quanto non fosse prima di iniziare il cammino della devozione (5,1).
Signore Gesù Cristo ha preparato nel suo amore e nella sua misericordia (quindi con tutte le sue fatiche e le sofferenze) tutti i mezzi della salvezza per tutta l’umanità, tra i quali anche i buoni propositi. Il proposito trovato nella nostra anima è quindi stato ottenuto e prodotto dalla passione del Salvatore (5,13). Questi propositi sono «il bell’albero della vita che Dio ha piantato di sua mano al centro del cuore del cristiano e il Salvatore vuole irrigare con il suo sangue per farlo fruttificare» (5,15). In questo modo per rinnovare l’anima, si dovrebbe richiamare a considerare i propositi. 
Una domanda sorta in me è che San Francesco di Sales, suggerendo di fare il rinnovamento dell’anima con esercizi indicati da lui, non mostra tuttavia il tempo preciso (o almeno favorevole) per gli esercizi, per esempio, il momento di Quaresima. 


Con il padre spirituale

Anche in questa parte, come nelle altre, si sottolinea tanto l’importanza del padre spirituale. Infatti, è fondamentale parlare con lui in modo schietto, sincero e costante, del modalità di svolgere le meditazioni. Non solo inizio, ma anche “durante” questi passi, e poi “dopo” di essi per verificare lo svolgimento degli impegni. Il cammino della devozione è sempre aiutato dal padre spirituale e certamente dalla grazia di Dio.   


L’atteggiamento continuo dell’accompagnamento spirituale di San Francesco di Sales
Nella quinta parte, aggiunta nella terza edizione, San Francesco mostra le considerazioni che ha già indicato prima, offrendo tuttavia la nuova metodologia sugli esercizi (quando, dove, come). Da questo emerge la figura paterna che accompagna continuamente suoi figli. Infatti, San Francesco non si ferma solamente indicare gli esercizi e cose importanti per il cammino della vita devota, ma lo dice ripetutamente. In tal modo chi è accompagnato da San Francesco si sente veramente accompagnato dal vicino con sollecitudine cara.

Elaborazione: Yoshikazu Tsumuraya


Monday, January 11, 2016

Viva Gesù….. Amen!

Filotea, Parte Quinta


11 gennaio 2016
Gruppo: Marco, Marko, Teresa

«Viva Gesù….. Amen!» (Filotea 5,18)


Marco


Stiamo nell’ultima parte che S. Francesco tira le fila del libro come la propria conclusione . I capitoli 3-7 sono lungo l’esame di coscienza che S. Francesco ribadiva l’importanza durante il percorso. In cui si manifesta l’essere “padre premuroso” di Francesco. Mi è piaciuto lo stile sempre progressivo, cioè va increscendo.  Egli accompagna per mano il lettore suggerendo tutti i dettagli.
Ritrovo due temi importanti: la centralità della grazia di Dio e il ruolo di padre spirituale che diventa la più grande mediazione per cercare la volontà di Dio. sempre mi è piaciuto il realismo pratico che propone di «abbreviare il tutto» (5,7) consapevole di rivolgersi a persone comuni, semplici e che sta “introducendo” alla vita devota.



La conclusione degli esercizi offre concrete riflessioni, invitando ad aver cura di affetti, mezzi, promesse e preghiera, affidandosi a Dio e ai Santi, lasciando guidare dalla guida spirituale, accostandosi frequentemente alla confessione e alla comunione. Egli riassume in poco tutti i temi trattati in Filotea. E in questo modo aiuta a riassumere e comprendere meglio il lettore.
E conclude tre consigli concreti (5,18) che sono, appunto, rinnovare la promessa, fare aperta professione di voler essere devota, perseverare nel cammino della vita devota. E poi riporto le parole di S. Francesco di Sales che mi fanno sentire rileggere periodicamente: «guarda il Cielo e non lasciarlo per terra; guarda l’inferno e non gettarti in esso per gli attimi che fuggono; guarda Gesù Cristo, non rinnegarlo per alcuna cosa al mondo; quando la fatica della vita devota ti sembrerà dura, canta con S. Francesco: Tutta la pena mi è diletto per il bene che mi aspetto.
E come il libro si è aperto con una preghiera, così tutto si conclude con una preghiera: «Viva Gesù, al quale, con il Padre e lo Spirito Santo sia onore e gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen!» (5,18). In questo modo la Filotea diventa una grossa preghiera.

Marko


Questa ultima parte, mi sembra una riflessione di quello che già ha detto. È chiaro che il discorso  è fondamentale e vale per tutta la vita e per incarnare nella vita. Quindi anche se è finito certamente continuerà nella vita.
S. Francesco fa molto bene a mostrare queste cose a Filotea dicendola ad esempio nel capitolo 2: «Considera con quali mezzi hai fatto quella promessa. Quanto fu buono e cortese Dio con te in quella circostanza?»; «Considera gli effetti di questa chiamata: penso che troverai in te dei cambiamenti in meglio, se confronti quello che sei con quello che eri». S. Francesco incoraggia sempre Filotea  che possa crescere. Siccome abbiamo spesso la tentazione al pessimismo e al scoraggiamento, per me la parola di S. Francesco fa riflettere e mi sento di far pensare positivamente.
La centralità di Dio, su ciò che S. Francesco sempre ribadisce, è impressionante. Ecco le frasi riferenti: «La stessa cosa avviene per le anime seriamente innamorate di Dio: anche se sono occupatissime, quando si avvicina loro il pensiero di Dio, dimenticano tutto il resto» (5,4): «…allo stesso modo il tuo cuore può trovare il suo riposo solo in Dio. Nessuna creatura può appagarlo» (5,10).
Mi sembra tanto importante essere la persona “in gamba”, semplice, chiara, radicale, saggia.. «Figlia mia, a chi ha il gusto sano e lo stomaco in ordine, piacciono i cibi buoni e ripugnano i guasti» (5, 4). Questa frase mi fa ricordare don Bosco quando dice che dobbiamo essere con i piedi per la terra con lo sguardo verso il cielo.

Teresa


Gli esami e le considerazione sia del anno che del mese, mi fa sentire che S. Francesco spinge Filotea alla vita devota non solo di una parte ma di intera persona nella totalità. Allora indica in che modo può mantenerla costantemente.
La parte in cui dice il rinnovamento del Battesimo, per me, era significativa in quanto mi ha fatto scoprire il significato di quel “evento annuale”.
Mo accolgo la sua conoscenza dell’uomo ci fa mettere di più alle pratiche invece di sottovalutare la nostra umile umanità. Leggendo Filotea, erano convincenti, per me, non soltanto le parole di S. Francesco ma il suo atteggiamento costante della dolcezza, amorevolezza mi ha colpito di più. In ogni passo si può trovare questa disposizione.
Dal primo giorno a me piaceva la sua sistematicità. Ora mi accolgo che questa sistematicità è un altro faccia della concretezza. Come nel capitolo 3 dice: «non è necessario che tu lo metta in pratica tutto in una volta, ma piano piano, gradatamente, cominciano, come primo momento, da ciò che riguarda il tuo comportamento verso Dio; poi, per il secondo, ciò che riguarda te stessa; il terzo, ciò che riguarda il prossimo e il quarto riservalo ad una riflessione sulle passioni».
Mi è piacuto tanto questa parola: «Se qualcuno ti dice che si può vivere devotamente senza praticare questi consigli e questi esercizi, non dire che non è vero, ma rispondi amabilmente che la tua infermità è tale che richiede aiuto maggiori e sostegni che agli altri non sono necessari» (5,18).

Sommario di suor Teresa Su-hyun Park