Monday, November 30, 2015

Viva Gesù, nei nostri cuori!

«Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (Filotea 3,23)

Filotea (Terza parte, capitoli 17-30)
30 novembre 2015
Gruppo: Marco, Marko, Teresa

Marco

Temi portanti di questa sezione centrale della terza parte sono l’amicizia (capp. 17-22) e il parlare (capp. 26-30) tra cui si pongono i temi legati al presentarsi in pubblico (capp. 23-25). In fondo  ribadisce sempre centralità all’amore con Dio e riferimento al direttore spirituale che conoscerà  molto di più la Filotea.


Esempi, “sintesi” (es. «in breve…» (3,18)) e “slogan” (come la scorsa settimana ne ho riferito. Ma in questa volta, secondo me, l’apice viene toccato in 3,25: «chi non vuole più ricevere clienti, deve togliere l’insegna») ricorrono sempre con arguzia, precisione e pedagogicità!
     Pure si trova tanti modi di spiritualità di don Bosco. la temperanza (moderatezza, equilibrio), infatti, è argomento frequente in queste pagine: rispetto al corpo, al digiuno e al lavoro (3,23), rispetto alla fuga e ricerca di conversazioni (3,24), nella misura nel vestire (3,25), nel modo di trattenersi nel parlare (3,30). Come salesiano, è immediato il riferimento alle nostre Costituzioni: “Non cercate penitenze straordinarie, ma accettate le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica” (art, 18) ecc. Anche altri riferimenti con don Bosco sono numerosi. Per esempio, S. Francesco scrive che «non basta che sia ricambiato l’amore: le parti che si amano, devono saperlo» (3,17), è immediato il parallelo con la “Lettera da Roma” del 1884 in cui don Bosco scrive che “non basta che i giovani siano amati, bisogna che conoscano di esserlo”.  


Marko

In questi capitoli vediamo come san Francesco di Sales parla di amicizia, dando tante spiegazioni profonde e dettagliate su non solo amicizia ma la nostra vita. Cioè sul come vivere con gli altri, per gli altri in modo devoto e santo. sembra che non sia facile ma con la semplicità lui scrive  e fa una guida alla pienezza. Mi accolgo di poter fare le cose semplici e di poter andare man mano avanti con la fede e la continuazione che arriva fino alla testardaggine, ma quella testardaggine non mi lascia altro che seguire Gesù.


Tra le tante frasi che mi hanno aiutato di scrutarmi, è impressionante il non giudicare. Dice nel cap. 28: «perché agli uomini in quanto uomini, è proibito di giudicare»; «ma allora, non è mai permesso giudicare il prossimo? No, mai!...». Giudicare solo se stesso nella misura in cui non ci  mettiamo in pericolo che gli altri ci giudicano. Poi avere il motivo di dire: perché ho detto questo? Dico senza pensare ma S. Francesco spiega come don Bosco: «tutte le nostre parole ci giudicheranno». Infatti in S. Francesco si trova una certa somiglianza a  don Bosco.
Si vede quanto lui vuole che Filotea viva una vita in Carità. La vuole bene. In questo modo, lui generico, mi aiuta a capire le cose e ad aprire la nuova orizzonte. Penso che lui è un uomo che si è innamorato propriamente di Dio.

Teresa

Questa parte è stata molto interessante e attirante per la vita quotidiana. Tocca la propria vita. La sua pedagogia concreta e reale mi spinge a praticare qualcosa. E sempre, ma in questa parte molto di più, mi sono meravigliata della vasta conoscenza dell’uomo in S. Francesco di Sales. Per esempio, «Filotea, […] devi essere intransigente […] è difficile impedire che l’amore entrato in un orecchio non scenda presto nel cuore» (Filotea 3,21); «Ma, mi dirai, non è ingratitudine rompere così drasticamente un’amicizia? […] Filotea, non sarà ingratitudine, ma anzi un’azione meritoria in favore del tuo amante; perché, spezzando i tuoi legami, romperai anche i suoi» (Filotea 3,21) ecc.


A me è piaciuto la sua posizione, il giusto mezzo. Per esempio, «ricercare le conversazioni e fuggirle sono due estremi ugualmente riprovevoli […] La fuga dalla conversazione tradisce un senso di superiorità e disprezzo nei confronti del prossimo; la ricerca, per contro, tradisce tendenza all’ozio e alla professione di perditempo» (Filotea 3,24) ecc.
     E poi, mi faceva ricordare anche don Bosco. per esempio, «Figlio mio, dammi il tuo cuore; e questo perché è il cuore la sorgente delle azioni, per cui le azioni sono secondo il cuore»; «chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (Filotea 3,23). Mi pareva che fosse un altro modo di dire “Da mihi animas cetaera tolle”. E la tradizione salesiana: «voglio incidere e scrivere nel tuo cuore questo santissimo motto: Viva Gesù»;  E poi anche il modo di dare gli consigli concreto, fine e reale come quelle lettere circolari di don Bosco.

Sommario di suor Teresa Park Su Hyun.





Friday, November 27, 2015

Una vita secondo il Vangelo


Introduzione a la vita devota, Terza parte, capitoli  1 – 16
Gruppo:  José Antonio Santis Pinedo, Benjamin Gahungu, Yoshikazu Tsumuraya  e M. V. Prakash.
Lunedi, 23 novembre 2015.

Ciò di cui abbiamo posto più attenzione


José Antonio:

Come abbiamo visto in tutta l'opera, e in particolare in questa terza parte del libro, la proposta che San Francesco di Sales fa a Filotea, al fine di condurre una vita secondo Gesù Cristo, è lo stesso che per assumere un consacrato o un sacerdote. Ciò che ci permette di dire che l'essenza del cristianesimo o lo sfondo è lo stesso per tutti coloro che accolgono Cristo nel suo cuore e si desidera seguire, realizzare i loro mandati, di condurre una vita devota, essere santi. La differenza quindi, tra un cristiano laico e un cristiano sacro non sarebbe nell'essenza ma nel modo di vivere il cristianesimo, il primo nel secolo, il secondo da uno stile di vita, che come suggerisce il nome, sono dedicati a Dio, affrontare i problemi e le cose di Dio. Entrambi chiamati a vivere, ognuno nella sua condizione la decisione radicale di seguire Gesù, ogni chiamato alla vita santità. Se è così, ogni cristiano deve avere sostanzialmente la stessa formazione che gli consenta di raggiungere l'obiettivo di santità e di ogni si vive secondo la vostra scelta o stile di vita.

圓谷能 (Yoshikazu): 

Mi sono impressionato molto dai consigli del santo, trovati nella terza parte. Sono molto concreti con pieni immagini e esempi ed sono adatti a Filotea (cfr. capp. 6, 13, 14, 15, 16 ecc.), signora laica cristiana. Ne derivano, secondo me, quattro cose: una prima è che il Vescovo di Ginevra conosce bene Filotea, cioè la sua personalità, il suo stato sociale, la sua condizione di vita e il grado della sua vita devota; una seconda è che egli, anche forse con tante esperienze pastorali, conosce bene la realtà del mondo (costumi culturali, pensieri, condotta della gente contemporanea); una terza è che egli è davvero un vero pastore nonché umanista con la conoscenza limpida della Bibbia e della vita e pensiero dei santi e anche quella di varie scienze umane; l’ultima è che anche nella terza parte si intravede il pensiero del santo della vocazione universale alla santità. Come dice l’autore, le virtù devono essere veramente vissute. Ora, vorrei indicare in seguito le riflessioni personali sulle due virtù, la pazienza e l’umiltà interiore.  La prima è la pazienza (3,3). È importante questa virtù per mortificare il cuore, che è l’aspirazione dell’uomo. La pazienza deve esercitarsi nel sopportare la sofferenza, le afflizioni, le ingiurie, le contraddizioni, i dispiaceri. Nel mondo però ci sono falsi pazienti che «amano la tribolazione, ma soltanto l’onore che ne deriva». Il vero paziente è invece «chi vuole servire Dio, sopporta con animo uguale le tribolazioni unite al disonore e quelle che danno onore». Infatti, non potremo mai compiere atti di grande pazienza, «finché non saremo capaci di mangiare il pane dell’amarezza e vivere tra le sofferenze». Detto così, non possiamo dimenticare una cosa importante, che sottolinea con forza il vescovo di Ginevra. È questo: il referente dell’esercizio della pazienza è sempre Gesù Cristo. Ciò significa che non deve esercitare la pazienza in modo autoreferenziale, ma in modo unito a Gesù Cristo, perché Egli ha salvato l’umanità soffrendo con costanza, «Egli ha sopportato per te». San Francesco esorta a pensare che tutte le nostre sofferenze non sono in alcun modo paragonabili alle sue, né per intensità, né per numero. Quando ci mettiamo in difficoltà, perciò, occorre offrire i nostri dolori, gli inconvenienti e le dolcezze per il servizio del Signore, e chiedergli, con insistenza, di unirli a quanto Egli ha sopportato per noi.

La seconda è l’umiltà interiore (3,5). Secondo me, questa è una delle virtù che l’autore sottolinea con maggior forza all’interno del libro. Mi colpisce fortemente quando l’autore dice che alcuni «rifuggono dal mettere i loro talenti al servizio di Dio e del prossimo perché, dicono, conoscono la loro debolezza». A me capitano qualche volta situazioni simili in cui esito a metterli al servizio del prossimo. Ma l’autore dice che «tutte queste preoccupazioni sono soltanto inganni, una sorta di umiltà non soltanto falsa, ma perversa, per mezzo della quale si tenta di coprire di umiltà l’orgoglio della propria opinione, della propria indole, della propria pigrizia». Sono molto forti queste parole veritative per me. Infatti, riflettendo personalmente, mi viene in mente il ricordo di essermi comportato con questa umiltà perversa, avendo forse un’intenzione di voler difendere me stesso dal disprezzo e di non voler perdere la fiducia in me. La vera umiltà, dice l’autore, è «il vero sole delle virtù sulle quali deve sempre brillare». L’umiltà infatti nasconde e copre le virtù e le lascia apparire solo per il servizio della carità che eleva l’anima alla perfezione. Si richiede perciò l’esercizio della vera umiltà piena dell’amore nella devozione.

Benjamin y Prakash concentrano i loro contributi sulla virtù della carità:

San Francesco presenta a Filotea la carità come regina delle virtù. Pero deve essere circondata o accompagnata sa tutte le altre virtù secondo lo stato di ciascuno.  Secondo il nostro stato di vita e le nostre sensibilità alcune virtù richiedono più frequenza che le altre sul nostro cammino di perfezione e nei nostri confronti col prossimo.


Siamo tutti invitati a combattere i nostri vizi con la pratica delle virtù. L’impegno serio e fedele nell’esercizio delle virtù nos esclude la prudenza soprattuto quella della guida spirituale per no cadere nelle passioni e illusioni.

Sommario di José Antonio Santis Pinedo.
Fotografie di Joe Boenzi.

Monday, November 23, 2015

Francesco di Sales: Accessibile ma Esigente

S Francesco di Sales: Filotea – Introduzione alla vita devota

Terza parte, capitoli 1-16
Condivisione: Marco Tagliavini, Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park

Suor Teresa:

Piace lo schema…dolcezza, carità, povertà…per la carità servono tutte le altre virtù, dovrebbe essere accompagnata da altri metodi. Mi ricordavo la prima lettere ai Corinzi che parlava di carità…
Voglio essere umile ma spesso voglio che gli altri mi guardano che sono una persona umile, virtuosa.
Questa pazienza mi dava in tutta la lettura una importanza grande. Si parla che noi dobbiamo lasciare un buon esempio per gli altri ma lo dobbiamo lasciare in verità e questo è importante. Difficile il momento in cui dire, tacere…

San Francesco conosce bene le persone come un psicologo. Tutti siamo chiamati alla santità e questo mi è piaciuto.

Marco:

Più che si va avanti, più mi sento coinvolto e conquistato.

Tre punti:
- Pensiero di san Francesco che in questi capitoli emergono in modo speciali
- Alcune sue caratteristiche personali che vengano fuori
- Alcune caratteristiche personali che mi ha toccato

     Ti tocca su alcune cose, mi dico, questo parla proprio a me. La centralità della carità. La devozione è per tutti quanti. L’idea è la santità per tutti ma anche distingue questo con stato di qualità… a cui è chiamato. Tutti possono avere tutte le virtù ma non le devono praticare nello stesso modo. Rifiutare i doni che Dio ci da, è anche orgoglioso, una falsa umiltà è questo.
     Eccezionale il tema di pazienza. Parla di questo con tanta bellezza. Essere attenti su questo.
La dolcezza, la calma, la giustizia sono i temi che tornano… sono i consigli dal quello che da primo li fa realizzare. Teniamo sempre gli occhi fissi su Gesù Cristo crocifisso – la centralità.
     La concretezza ancora più forte che prima anche se prima anche era concreto. Una fine saggezza nel dare i consigli con tanta attenzione proprio saggia. Sa che sono i momenti difficili per uomo. Anche la sua prudenza molto grande. Profondo conoscitore dell’uomo. La cura pastorale che ha nei confronti delle persone che accompagna.
     È accessibile ma anche è esigente. Chiede le cose davvero impegnative, ma possibili da realizzare. Abbia una grande capacità pedagogica. Ti restano in testa le cose. Dice alcune cose perché lui le ha vissuti per prima. Tante frasi piccoline che aiutano per mettere in memoria le cose importanti. Ha un’ampia cultura, modelli biblici, esempi dei santi… sembra che ce ha una predilezione per gli api. Si mostra come un compagno del cammino. Parla di buone e cattive compagnia come don Bosco.
     Francesco di Sales non parla delle cose astratte. Usa tante espressioni del canto dei cantici.

Marko:

La cosa che mi ha toccato è che san Francesco di Sales scrivendo 5 secoli fa è che san Francesco è ancora attuale, anche oggi in senso che abbiamo visto nella condivisione che ogni uno poteva vedere su che virtù della propria vita potrebbe lavorare, svilupparla verso la perfezione e così per poter attirare altre virtù, migliorandosi così sempre in più nella vita devota, nella unione con Dio. Si spiega anche come lavorare su queste virtù e alla fine rimane soltanto e proprio LAVORARE.
     San Francesco è così dolce, intelligente e semplicemente bravo che le persone di qualsiasi carattere, di qualsiasi ruolo della loro vita, possono trovarsi nella guida di san Francesco di Sales, perché a me sembra che lui proprio parla del bene di Dio che si da per tutti, di Dio che si da per tutti, anche se nei modi diversi.
     La cosa che trovo molto utile per la nostra crescita e che accenna san Francesco è quella di fare relazionarsi con quelli che davvero ci aiutano a sviluppare le nostre virtù, e non con quelli con cui ci piace stare, perché è inutile e non e giusto ne buono essere SOLTANTO con gli amici e con la gente che non ci fa crescere.
     È cosciente anche che siamo peccatori e cadiamo nei peccati e ce ha la sensibilità anche per questo, e per questo dice che bisogna partire con se stessi, essere per il primo dolce con se stessi, e questo è una cosa meravigliosa, perché  davvero quando penso, mi fa riflettere su qualche lavoro, se lavoro non va bene e se lo lasci, non ce niente più, ma se continui a lavorare anche più forte, la speranza ce sempre, ed è questo che san Francesco, mi sembra vuole mettere nelle anime che guida e per il primo in se stesso, sperare in quello che si è dato a noi per poter sperare, credere e alla fine per la causa di questo, vivere nella unione con Dio.

Sommario di Marko



Tuesday, November 17, 2015

Simple ways to grow in prayer


The Introduction to the Devout Life, Part Second, Chapters 12- 21
Date: Monday, 16 November 2015
Group: M. Vijaya Prakash Reddy, Benjamin Gahungu, Yoshi and Jose Antonio

Summary of points discussed from several chapters in the second half of Part Second

Chapter 12, Fourth Exercise: Awareness of God’s Presence

Put yourself to the presence of God to find out how God always has his eyes turned towards us
"During the day, keep yourself in God's presence with one of the four means I indicated. He takes a look at the action of God and yours. You will find that God has always eyes turned towards you and looks at you with infinite love". In the course of the day, recall to mind the presence of God, as often as you can. Become aware of what God is doing and of what you are doing.

Chapter 13, Fifth Exercise: Longing for God Ejaculatory Prayers and good thoughts

Prayer in the form of short invocations is a way to readily converse with God while going about our business and our jobs without interruption.
"This exercise (brief prayer) does not affect the trend of the day because it can find place among the business and occupations, not cause them any harm because to collect spiritual, as in these inner impulses, is operating only small and short interruptions that do not we doing detrimental to what we are, but rather they are of benefit. The pilgrim who takes a sip of wine to lift the heart and mouth freshener, although to do that substituted a little, we cannot say that interrupts the journey 
Invocatory prayers are (for example): Lord, save me for the waters are engulfing me. Lord, set me free from the deep water. I am carried into the depths of the sea and the storm is drowning me (Ps 69:1, 15, 2). Lord keep us safe under the shadow of your wings (Ps 17:8)
These are the most important practices of devotion.

The Eucharist is the Sun of the spiritual exercises

Chapter 14, Taking part in the Holy Mass

1. The Holy Mass daily: the sun of the spiritual exercises
"The most holy and supreme Sacrifice and Sacrament of the Mass, the center of Christianity, the heart of devotion, the soul of piety, an ineffable mystery that reveals the depths of divine charity; through Eucharist God combines and communicates to us, so wonderful, his graces and gifts ".
2. Some attitudes to conveniently participate in the Holy Mass

  • Know the presence of God and of our unworthiness to ask forgiveness of our sins 
  • Consider with a simple, generic reflection the coming of our Lord in this world and his activities
  • Reflect on the preaching of the Savior.
  • Occupy the heart to the mysteries of the death and passion of our Redeemer


3. Do your best to attend Holy Mass every day. Assist the Holy Mass in the following way:

  • Make a preparation
  • Reflect on the coming of our Lord and his life in this word.
  • Think about Our Lord’s preaching
  • Be fixed on the mysteries of the suffering and death of our Lord
  • Stir up a thousand longings in your heart
  • Thank our Lord for His incarnation


Chapter 15, Other Public Spiritual Exercises

1. The office of liturgical hours and Vespers on Sundays and feast days: "It's the infinite spiritual sweetness, as Augustine says in his Confessions: at the beginning of conversion, witness the divine offices moved him to tears".
2. Participation in the brotherhood: "It is true that God does not force you to be part of the brotherhood, but I will recommend that the Church, to signify his desire, enriched by the indulgences and other privileges".

Chapter 16, Honoring the saints and Praying to Them

The faithful departed who are in Heaven with the Angles, and, as our Lord says, are equal to and like the angels (Lk 20:36).  
Joining the Saints better to sing the glory of God. Let us unite our hearts to these heavenly spirits and  blessed souls: how the little nightingale learns to sing while with the big, well, with this exchange with the saints, we will be able to pray and sing better the praises of God. 
A special love should be reserved to the Holy glorious Virgin Mary. Let us turn to her, throw ourselves on her knees with absolute confidence. At all times and in all circumstances, we appeal to this sweet Mother, invoking her maternal love, and making every effort to imitate her virtues. 
They bring us inspirations and they express by their holy prayers long for God. Let us unite our hearts to the heavenly spirits. Enjoy the friendship of the Angels. Make a choice of few special Saints, whose lives you can best appreciate and imitate.

Chapter 17, Hearing and Reading the Word of God

Love the word of God. Listen to it always with attention and deep respect. Receive it in your heart like a precious balm. Imitate our Lady who kept carefully in her heart all the words spoken in praise of her child (Lk 2:19). Always have with you some good book of devotion. Certainly, some biographies give more light for the guidance of our life than others.


Chapter 18, Receiving God’s Inspirations

Inspiration:
By inspirations we understand all the interior attractions, movements consciousness of wrong done and regrets for wrong doing, enlightenments and insights. He does this to awaken us, to stir us up, to urge us and to attract us to virtues. 
There are three steps leading down to sin and virtue: the attraction (temptation to sin or inspiration to virtue), the delight and the consent. An inspiration might last all our life. Accept whole heartedly all the inspirations that God may be pleased to send you.
"Before giving consent to the inspirations for the important things and extraordinary, in order not to fall into deception, always it with your guide examines whether the inspiration is true or false"

Chapter 19, Regular Confession

It is our Lord’s intention that by this Sacrament we cleanse ourselves from all our sins. Whoever yields to sin, must cleanse himself as soon as possible. Go to confession every week with humility and devotion. It is necessary to confess the sinful act, its motive and its duration.
"Philothea, never tolerate for a long time that your heart remains plagued by sin, having a remedy always ready and easy to apply. It would be better not to change often the confessor.


Chapter 20, Frequent Communion

The Savior has instituted the most glorious Sacrament of the Eucharist. Whoever eats it will live forever (Jn 6: 50-58). Therefore those who receive it frequently with devotion strengthen their spiritual life and well-being. By the power of this Sacrament of life, it is possible for us to avoid spiritual death. Therefore no one must be deprived of communion. 
Receive the communion whenever is possible. To go to Communion every week must not have mortal sins and have no affection to venial sin, and have a great desire to take Communion. But to go to Communion every day, in addition, must have passed most of the bad inclinations and have the approval of the spiritual father.

Chapter 21, Receiving Holy Communion

Begin to prepare yourself for Holy Communion, on the previous evening. Go with great confidence and humility to receive this heavenly food. Full of faith, hope and charity, receive Him. After receiving Him do homage to this King of Salvation. Receive it frequently.  
Who should receive Communion? Those who must go to Communion are “the perfect, because being well prepared, they would very wrong not to approach the source of imperfection and the imperfect, to be able to walk to perfection.”
Summary by Prakash



Monday, November 16, 2015

Dobbiamo solo accogliere la salvezza di Gesù

La Chiesa della Visitazione, Annecy, vista dal Castello
Filotea 2: 12-21
16 novembre 2015
CONDIVISIONE DI GRUPPO: Suor Teresa, Marko, Marco


Cosa ci ha colpito:

Francesco si dimostra sempre molto pratico e concreto; come già le volta scorse, se non ci si mette nell’azione ci gonfia solamente: «una volta dato il consenso, bisogna che abbia seguito e l’ispirazione si attui» (2:18). Quante volte cadiamo in questo atteggiamento in cui ci si crede arrivati! Quante volte ci dimentichiamo l’importanza del raccoglimento spirituale!
Si mostra sempre aderente alla realtà, con una meravigliosa oratoria: «coloro i quali non hanno molte occupazioni, devono fare la comunione perché ne hanno il tempo; quelli invece che sono molto occupati, la devono fare perché ne hanno bisogno» (2:21).
Offre molti modelli (2:13): nel riferirsi a numerosi santi (ben quattrodici esempi), ad alcuni a lui particolarmente cari, come Teresa, Carlo Borromeo, i primi gesuiti (2:17) e testi ed esempi biblici (2:12), Francesco dimostra la sua vastissima cultura e preparazione, che fa sentire questi esempi realmente imitabili. Tutti i santi si ispirano sempre con altri santi: si vede quanta conoscenza ha dei santi e quanto questi significano molto per lui stesso; sa che sono più vicini a noi come uomini; sa che tutto è possibile in Dio. Francesco si mostra essere uomo con pieno cuore e pronto a vivere in pienezza con Gesù Cristo: è umile, non dice di sapere tutto.



Stiamo leggendo la Filotea rapidamente, ma Francesco proponeva a Filotea queste meditazioni con maggior calma. Francesco porta avanti l’importanza di innamorarsi di Dio: parla di cose mondane solo per l’uso di essere con Dio (tutto per Lui, fino a respirare).
     Lo stile di scrittura è sempre molto colloquiale. Invita a vivere la confessione e la comunione «più spesso che puoi, secondo il parere del tuo padre spirituale» (2:21): è “all’avanguardia” per i suoi tempi, come sarà anche don Bosco! Ha anche grande saggezza: invita ad «andare incontro alla loro malattia [di coloro che sono così mal istruiti e così strani da sentirsi inqueti e turbati nel vederti fare la comunione così spesso] e fare la comunione soltanto ogni quindici giorni» (2:20). In particolare, Suor Teresa evidenzia il suo disagio nell’avvertire anche troppa preoccupazione per la santità (in uno stile post-tridentino); allora non era consueta la comunione frequente e se è vero che Francesco la consiglia, tuttavia sembra “strutturare” ogni parte della messa.

La comunione frequente non era consueta nel 1609; foto nel duomo d'Annecy 2015

Francesco avverte che dobbiamo solo accogliere la salvezza di Gesù e dice a Filotea che non dipende tutto da lei, ma la porta alla coscienza che non è tutta perfetta e che anche se si sbaglia c’è da rialzarsi e continuare a camminare: «Perché vogliamo lasciarci morire spiritualmente quando abbiamo a disposizione un rimedio così sicuro?» (2:13).
     Richiama spesso alla dimensione ecclesiale e comunitaria: «unisci la tua intenzione a quella di tutti i cristiani» (2:14), «entra volentieri nelle Confraternite» (2:15), «ama e rispetta quello [angelo] della Diocesi in cui ti trovi, quelli delle persone con le quali vivi, e in modo particolare il tuo» (2:16).
Si schiera chiaramente contro le posizioni protestanti: «si ricava sempre maggior frutto e più consolazione dalle celebrazioni pubbliche della Chiesa, che non dalle devozioni personali» (2:15); Dio “propone ma non impone” (perché spetta a ciascuno “aderire con il sì”): è assolutamente contrario alla predestinazione! (2:18).
Maria come nonna? Qui la Sacra Famiglia, nel duomo d'Annecy

Per la prima volta sentiamo parlare della Vergine Maria come “nonna”: dice maggiore prudenza, saggezza, forza di quanto ne abbia una madre. Come don Bosco è molto devoto a Maria; segue la Chiesa!
     Filotea desiderava davvero la vita devota e Francesco deve averlo capito: per questo la spinge in questo modo molto radicale (“Dio basta!” diceva Santa Teresa d’Avila).
Invita alla lettura di «qualche buon libro di devozione» che, sicuramente, sono stati per lui stesso preziose letture e che dicono molto della sua stessa formazione. Quanto lui dice a proposito di questi può certamente essere applicato a questa stessa Filotea che ancora oggi stiamo leggendo: «tutti i giorni leggine un brano con grande devozione, come leggeresti lettere inviate personalmente a te dai Santi del Cielo, per indicarti il cammino e darti coraggio di avviarti ad esso».

Sommario di Marco Tagliavini
Foto di Joe Boenzi



Sunday, November 15, 2015

Dal semplice desiderio alla scelta decisiva


Filotea, Seconda Parte, Capitoli 1-11
Condivisione di gruppo: Yoshi, Jose Antonio, Prakash e Benjamin

Osservazione generale: Il genere letterario

Il genere letterario della seconda parte, come quella della prima, è come una lettera esortativa indirizzata a Filotea, una laica cristiana. Il testo è pieno di affetto del santo in modo che lei si sentirà sempre accompagnata, ed è consistente con l’ordine ben strutturato nei capitoli. Inoltre, vanno notate anche la concretezza dei consigli dell’autore con esempi e immagini e la sollecitazione affettuosa.
Nella prima parte l’autore indica consigli ed esercizi necessari per condurre Filotea a cambiare il semplice desiderio della vita devota in una ferma determinazione che, dopo la confessione generale, porterà a compimento con una decisiva e fedele promessa. Ora, nella seconda parte, per aiutare Filotea ad avanzare in modo diretto e efficace, il santo presenta due mezzi con qui Filotea possa unirsi sempre di più a Dio: l’orazione e i Sacramenti (cfr. Prefazione).


Le quattro vie per mettersi alla presenza di Dio

La coscienza della onnipresenza di Dio.
La coscienza della presenza di Dio nel tuo cuore
Pensare al nostro Salvatore
Ricorso all’immaginazione e alla rappresentazione del Signore nella sua umanità 


La coscienza della onnipresenza di Dio
“Dio è in tutto e daperttutto e non c’è luogo o cosa in questo mondo che non manifesti la sua presenza (......). È per questo che, senza eccezioni, prima dell’orazione, dobbiamo svegliare nella nostra anima l’attenzione alla presenza di Dio ” (Filotea 2, 2)
La coscienza della presenza di Dio nel tuo cuore
“La seconda via per mettersi alla presenza di Dio è pensare che non soltanto Dio è presente nel luogo in cui ti trovi, ma in modo particolare è presente nel tuo cuore e nel profondo del tuo spirito, ai quali dà vita e forza, quale cuore del tuo cuore e quale spirito del tuo spirito” (Filotea 2, 2)


Il passaggio dall’operazione dell’immaginazione a quella dell’intelletto notando però la differenza tra meditazione e studio o altri modi di pensare.
“All’operazione dell’immaginazione segue quella dell’intelletto, che noi chiamiamo meditazione; non è altro che una riflessione, o anche più di una, per muovere i nostri affetti verso Dio e le cose divine: in ciò la meditazione differisce dallo studio e da altri modi di pensare e di riflettere, che non si prefiggono l’acquisizione della virtù o dell’amore di Dio, ma qualche altro fine come il diventare dotti, per poi scriverne o parlarne” (Filotea 2, 5)

La messa in pratica dei propositi e delle decisioni prese. 
Essa è “ll frutto irrinunciabile della meditazione; se manca, non soltanto la meditazione è inutile, ma spesso anche dannosa perché le virtù meditate, ma non praticate, gonfiano lo spirito di presunzione e finiamo per credere di essere quello che eravamo proposti di essere: noi potremo diventare come ci siamo proposti di essere soltanto quando i propositi saranno pieni di vita e solidi; non quando sono fiacchi e inconsistenti e quindi non attuati” (Filotea 2, 8)

Quando si sperimenta l’aridità: 

Se nella Meditazione manca l’attrazione e consolazione si passa ad un altro atteggiamento. Se tutto ciò non cambia nulla si consiglia di non scoraggiarsi e di rimanere con devoto contegno davanti a Dio.
“Confessa la tua indignità, prega il Signore di aiutarti, baccia la sua immagine, rivolgigli le parole di Giacobbe: Io non ti lascio, Signore, finché tu non mi abbia benedetto; o quelle della cananea: Sì, Signore, io sono un cane, ma i cani mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni. Altre volte prendi un libro e leggilo con attenzione fino a che il tuo spirito si riprenda pienamente; qualche volta sprona il cuore con atti e movimenti di devozione esteriore: prostrati per terra, metti le mani in croce sul petto, abbraccia il crocifisso; questo, si capisce, se ti trovi in luogo appartato” (Filotea 2, 9)


Sommario di Benjamin Gahungu

Saturday, November 14, 2015

Ti prego, Filotea, non trascurarlo mai!


Filotea (Seconda Parte, capitoli 1-11)

09 novembre 2015
Gruppo: Marko, Marco, Teresa

Condivisione generale:

Ci piace sempre lo stile di San Francesco di Sales che coinvolge tutto il libro:

La cura pastorale

S. Francesco ci accompagna per mano con un modo semplice e diretto. Traspare quanto ci tenga, proprio essendo paterno in ciò che ci insegna.
     Marco nota “Filotea 2:4: la presentazione del mistero” in cui S. Francesco parla da “esperto” perché è pratico di questo metodo. Non insegna altro che quanto lui per primo conosce e vive. La cura pastorale emerge quando si mostra consapevole dei passi possibili e opportuni per chi legge, senza forzare oltre il necessario: ≪voglio parlartene [delle similitudini o di qualche paragone per la meditazione] con molta semplicità perché non vorrei che tu ti sentissi obbligata a impegnarti in invenzioni che ti farebero soltanto distrarre≫ (2:4).
     L’affrontare il tema delle aridità (2:9) che ci affliggono (Marco ci fa notare che il santo sta rivolgendosi con un “noi”) indica quanto Francesco si ponga con realismo e semplicità. Ci si sente davvero a proprio agio, compresi e capiti.

Marco fa notare che S. Francesco si rivolge al lettore con un «noi»

Con grande zelo

Della Filotea 2:6 Marko sottolinea l’importanza della volontà:
     S. Francesco non solo mostra la crescita della volontà, ma anche l’arricchimento che se ne ricava. Così anche in Filotea 2:9: ≪Io non ti lascio Signore finché tu non mi abbia benedetto≫. A Marko questa frase affascina proprio, perché sente che S. Francesco non ha paura di “negoziare” con Gesù oppure, meglio dire, comportarsi con Dio proprio come il bambino quando cerca una cosa dal Padre e nel bisogno piange, anche urlando, per riceverla.
≪Coraggio, allora, d’ora in poi non mi offenderò più di certe parole cattive del tal vicino o della tale vicina, del mio domestico o della mia domestica; e nemmeno di quelle ingiurie sperzzanti che mi sono state rivolte da quell’altro. Al contrario farò questa o quella cosa gentile per conquistarlo, e così per gli altri≫ Filotea 2:6
Marko sottolinea l'importanza della volontà

Concretezza e accessibilità a tutti

La seconda parte, come già il titolo indica, tratta dell’orazione (fino al capitolo XIII) e dei sacramenti (dal XIV e in poi). La parte dell’orazione si divide in due grandi parti: la meditazione e altre 5 forme di preghiere brevi. La parte della meditazione consiste di tre: la parte corporale, quella introduttiva e conclusiva, e poi due capitoli di appendice. Francesco è concreto e reale. Ci spinge a buttarsi nei suoi suggerimenti.

Scambio dei pensieri

Filotea 2:1: ≪dirai il Padre nostro, l’Ave maria e il Credo in latino (…) affincé pur dicendole nel linguaggio comune della Chiesa (…)≫. Per quanto riguarda la lingua latina, anche S. Francesco cambierà opinione in seguito, perché è una lingua che non si capisce. Invece accentua il bisogno di pregare in unione alla Chiesa: il suo è un tempo in cui si soffre lo scisma tra cattolici e protestanti, perciò – forse – Francesco spinge molto sull’importanza dell’unione con la Chiesa.

Sommario di suor Teresa Su Hyun Park

Suor Teresa


Sunday, November 8, 2015

10 meditazioni

La Filotea, Prima Parte, capitoli 9-24.

Gruppo: Benjamin SDB, Jose Antonio SDB, Prakash SDB, Yoshi
Lunedì, 2 novembre 2015
Elaborazione: Yoshi

Osservazione generale

1. Capp.9-18:

L’autore propone una serie di 10 meditazioni su alcuni temi seguendo uno schema bene preciso (Preparazione-Considerazione-Affetti e propositi-Conclusione).
Queste meditazioni sono considerate come “strumento di base” per crescere nella vita devota e superare l’inclinazione al peccato (Cfr. Filotea 1,8: «Ora per giungere a questa presa di coscienza ed alla contrizione, devi immergerti con cura nelle meditazioni che qui di seguito ti propongo; se ti ci impegnerai […], strapperai dal tuo cuore il peccato e i principali affetti al peccato»).
Va notato anche che l’autore indica in maniera concreta il modo di meditare: è importante anzitutto seguire l’ordine delle dieci meditazioni proposto dall’autore; Filotea poi dovrebbe fare una meditazione al giorno, di mattino e rifletterla durante la giornata. (Cfr. Filotea 1,8: «Le farai una dopo l’altra, nell’ordine che te le propongo, una al giorno, di mattino […] perché è il tempo più adatto alle operazioni dello spirito; e ci rifletterai sopra per tutta la giornata».
È frequente l’uso dei verbi di richiamo alla rappresentazione o immaginazione, all’umiliazione e alla conversione ( considerare, pensare, immaginare, riflettere, guardare, vedere, ammirare, notare, convertirsi, umiliarsi, ........).
2. Capp.19-21:
L’autore invita Filotea ad un esercizio di PURIFICAZIONE con la Confessione generale e l’Impegno a servire Dio.
3. Capp.22-24:
Si nota un richiamo alla LIBERAZIONE (liberarsi dall’affetto al peccato veniale, dall’affetto alle cose inutili e pericolose e dalle cattive inclinazioni)


 Capitolo 9. LA CREAZIONE

-Dio ci ha creati, non perché avesse bisogno di noi, ma per sua sola bontà.
-La nostra anima è invitata a ringraziare Dio perché la sua bontà ci ha trattato dalla nulla e la sua misericordia ci ha creati. Meditare sul nostro essere ci conduce a ringraziare il Signore.

Capitolo 10. IL FINE PER IL QUALE SIAMO CREATI

-Dio ci ha creati per un fine nobile.
-Per questo ci ha dato le tre grandi facoltà naturali (INTELLIGENZA, MEMORIA e VOLONTÀ) a tante altre per potere relazionarci con Lui.

L’INTELLIGENZA: per conoscerlo
LA MEMORIA: per ricordarlo
LA VOLONTÀ: per amarlo

Capitolo 11. I BENEFICI DI DIO

-L’autore invita Filotea a considerare i doni corporali e materiali  e le grazie spirituali che Dio le ha dati e che ha dato anche alle altre persone. Ciò che rivela la sua BONTÀ e la sua GENEROSITÀ
-Davanti a tutto questo Filotea deve dunque riconoscere la sua infedeltà e la sua ingratitudine
-Filotea deve impiegarsi concretamente: «sono decisa a fare regolarmente orazione, a ricevere i sacramenti, ad ascoltare la sua santa Parola; metterò in pratica le sue ispirazioni e i suoi consigli» (Filotea1, 11).

Capitolo 12. IL PECCATO

Filotea è invitata a:
-pensare ai suoi peccati  commessi in opere, in parole, in desideri e in pensieri.
-riconoscere la sua miseria causata dal peccato commesso
-gettarsi ai piedi del Signore e chiederlo perdono
-decidere di vivere meglio

Capitolo 13. LA MORTE

-In questo capitolo, San Francesco di Sales mostra la sua riflessione sul senso della vita profondamente legato alla morte.
-Filotea è invitata a prepararsi al terribile giorno della morte ed a prendere le opportune precauzioni per compiere felicemente quel passo.
-Filotea deve pregare Dio e gettarsi nelle sue braccia: «Signore, in quel giorno terribile, accoglimi sotto la tua protezione; rendimi quel momento felice e favorevole, a costo di rendere tutti gli altri della mia vita tristi e segnati dalla sofferenza» (Filotea 1, 12).

Capitolo 14. IL GIUDIZIO

-L’autore descrive la fine della vita di questo mondo sottolineando che scenderanno dal cielo un diluvio di fiamme e di terrificanti fenomeni celesti.
-Gli uomini si raduneranno in due gruppi: un gruppo con un corpo glorioso ed un altro con un corpo ripugnante.
-All’apparizione del Giudice supremo seguirà la separazione dei buoni dai cattivi. I buoni saranno consolati mentre i cattivi saranno confusi.
-Filotea è invitata a giudicarsi se stessa, già in questa vita presente, per non essere giudicata dal Giudice supremo al giudizio finale.

Per la discussione e l’approfondimento:
- Questa corrente spirituale che San Francisco di Sales è un esponente, “l'umanesimo devoto", penso che lo rende anche molto fortemente alla salvezza eterna, ma per paura di una punizione per amore di Dio.

Capitolo 15. L’INFERNO

-In questa meditazione, l’autore fa vedere come le membra usate nel peccare verranno usate anche nel pagare la pena dovuta al peccato e invita Filotea a considerare l’eternità di quelle pene.
-Filotea deve impegnarsi dunque di fare “ogni sforzo per evitare il peccato, sola causa di quella morte eterna” (Filotea 1,15).

Capitolo 16. IL PARADISO

-L’autore presenta il paradiso come luogo in cui si contempleranno la somma bellezza e il sommo bene e invita Filotea a due impegni:
1. tenersi lontano da tutto ciò che potrebbe distogliere dal cammino verso il paradiso
2. fare tutto quello favorirà il procedere verso il paradiso.


Capitolo 17. ELEZIONE E SCELTA DEL PARADISO


-Dopo avere presentato le due possibilità dopo la vita di questo mondo, cioè l’INFERNO e il PARADISO, il santo raccomanda a Filotea di scegliere il Paradiso.
-Si ricorda che Dio desidera, con un desiderio infinito, che Filotea scelga il Paradiso. Sono lo stesso pure Gesù Cristo, gli Angeli, la Santissima Vergine Maria e tutti i santi.
-Filotea è invitata a due impegni:
1. Rivolgimento dell’anima al Paradiso
2. Dare esito positivo all’invito della Vergine Maria e di tutti santi.

Capitolo 18. ELEZIONE E SCELTA DELLA VITA DEVOTA


-In questa ultima meditazione della seria, l’autore invita Filotea ad immaginare due regni: un Regno caotico del diavolo e un Regno unito di Gesù.
-La compagnia della Repubblica del diavolo è disgraziata mentre la compagnia della Repubblica di Gesù è felice e santa.
-Viene richiesto a Filotea rinunciare al re della repubblica caotica per convertirsi al re Gesù della repubblica con fedeltà, obbedienza e l’intercessione della Beata Vergine Maria e della schiera degli Angeli e santi.

Capitolo 19. LA CONFESSIONE GENERALE


-Si potrebbe dire che finita la tappa teorica (con le dieci meditazioni), Filotea è chiamata ad una tappa pratica con fatti concreti e il primo fatto è la confessione generale nella quale esse deve:
1. Aprire bene il suo cuore per manifestare e riconoscere i suoi peccati
2. Esporre i suoi peccati con semplicità e naturalezza al suo confessore
3. Ascoltare le sue correzioni i suoi consigli

-Per dimostrare l’importantissima utilità della confessione, l’autore afferma che «la Contrizione e la Confessione così belle e così profumate, che cancellano la bruttezza e distruggono il putridume del peccato” (Filotea 1,19).

Capitolo 20. IMPEGNO DI SERVIRE DIO

La tappa successiva alla confessione generale è la PROMESSA. È una lunga preghiera nella quale l’autore invita Filotea a:
1. Considerare l’immensa misericordia della divina bontà nei confronti di Filotea, indegna e insignificante creatura.
2. Riflettere sulla promessa battesimale, l’infedeltà di Filotea ad essa e la passione e la morte di Gesù per la nostra salvezza.
3. Detestare le iniquità della vita passata.
4. Impegnarsi di rivolgersi di nuovo alla misericordia divina senza attendere un solo istante ogni volta che gli capiterà di peccare ancora.

Capitolo 21. CONCLUSIONE DELLA PRIMA PURIFICAZIONE

In questo capitolo si conclude la prima purificazione con l’invito di aprire «bene il cuore per ascoltare, con tutta l’anima, le parole di assoluzione» e «prendere la penna e opporre la firma all’atto della promessa». «Dopodiché, ti recherai all’altare; così anche Dio firmerà e opporrà il suo sigillo a conferma dell’assoluzione e della promessa del Paradiso, per mezzo del sacramento, mettendosi lui stesso come sigillo di garanzia sul tuo cuore nuovo» (Filotea 1,21).

Capitolo 22. BISOGNA LIBERARSI DALL’AFFETTO AL PECCATO VENIALE

-L’autore espone una chiara distinzione tra i peccati veniali e l’affetto ai peccati veniali: «nell’anima tu conservi ancora molte tendenze e affetti ai peccati veniali. Non dico che scoprirai dei peccati veniali, ma degli affetti e delle tendenze ad essi; ora, sono due cose ben diverse: non saremo mai liberi completamente dai peccati veniali […]; ma possiamo benissimo non avere affetto ai peccati veniali» (Filotea 1,22).
-Filotea è invitata a liberarsi dagli affetti al peccato veniale perché essi «indeboliscono le forze dello spirito, impediscono le consolazioni divine, aprono la porta alle tentazioni. Non uccidono l’anima, ma o rendono gravemente inferma» (Filotea 1,22).
-«Così, il peccato veniale non uccide l’anima, ma corrompe la devozione e intralcia talmente le potenze dell’anima con le cattive abitudini e tendenze, che essa non riesce più ad attuare la carità, nella quale consiste la devozione; questo avviene quando il peccato veniale alberga nella nostra coscienza per l’affetto che gli portiamo» (Filotea 1,22).

Capitolo 23. LIBERARSI DALL’AFFETTO ALLE COSE INUTILI E PERICOLOSE

-L’autore presenta a Filotea certe cose (i  giochi, i balli, i pranzi, le feste, gli spettacoli) che sono in sé non cattive ma indifferenti e che possono essere vissute bene o male. Aggiunge che «il male non è farli, ma affezionarsi» (Filotea 1,23).
-Dunque Filotea è invitata a non affezionarsi di queste cose considerate come inutili e pericolose.

Capitolo 24. OCCORRE LIBERARSI DALLE CATTIVE INCLINAZIONI

-L’autore parla delle «tendenze naturali le quali non hanno origine dai nostri personali, e non sono nemmeno veri e propri peccati né mortali né veniali» (Filotea 1,24). Esse definiscono il nostro temperamento e sono chiamate imperfezioni e i loro atti difetti o mancanze.
-Filotea è invitata, con la grazia di Dio, con lo sforzo e con l’impegno, a migliorare il suo temperamento.

Sommario di Yoshi.

Monday, November 2, 2015

Francesco: compagno di strada

La Filotea, Parte prima, Capitoli IX-XXIV
Il lavoro della riflessione del gruppo
Marco, Marko e Teresa

Marco:
- Impostazione delle meditazioni, simili a sant'Ignazio ma ha fatto questi esercizi diversamente dall’Ignazio, nel suo modo. Parte delle cose di cui uomo forse neanche viene a pensare…la creazione, paradiso, trascina. Parla della creazione alla persona, a “TU” alla “TUA” creazione.
- Si parla della concretezza di San Francesco… ti mette davanti a realtà…non puoi farti finta di niente… ti davvero spinge avanti. Ti chiama davvero in causa.
- Negli schemi delle meditazioni parla delle cose oggettive dove Filotea si confronta con queste cose.
- È proprio un compagno di strada
- È diretto, qualche volta anche duro in maniera faticosa (in senso positivo), gli immagini che ti fanno dire quanto è bruto il peccato in te.
- Ti fa vedere la voglia… Capitolo 20° - mi sembra che fa sintesi di tutte le meditazioni.
- Mi sembra nei momenti che sto leggendo don Bosco ma solamente nella maniera diversa
- Dice e poi andiamo concretizzare, non solo fare delle parole, mettiamoci da lavorare…


Suor Teresa
- Chiede Filotea di dare tutto, che non è nella vita consacrata, ma è chiamata su questa via attraverso il battesimo. Sempre mi affascina questo cammino piano. Esistono le parti. Inizia cone le confessioni e poi con la confessione genereli… liberazione dei peccati piano, piano, piano. Tutto ordinato.
- „Lui ti ha creato, non ti sei fatta di sola…“ –la bontà di Dio. Sebra che san Francesco che lei (Filotea) è espressione di bontà di Dio.
- Mi meraviglia questa profondità della fede quando voi parlate, perchè nella mia vita io ho fatto la scelta di Dio, non sono stata cattolica… era un passaggio molto lungo per me e leggendo questo libro sempre sto ricevendo più risposte. Il contenuto è sempre lo stesso con altre prospettive


Marko:
- Usa l'immaginazioni che davvero poi „capire“ che cosa di dice, l'importanza delle cose.., mai immaginavo così concretamente le radici delle cose. Ti fa che sei cosciente delle cose, del peccato, della morte… e alla fine ti dice TU poi scegliere…
- Come san Francesco di Sales parla ad esempio della creazione di Dio, parla che ha creato tutto perchè LUI possa essere glorificato, adorato, seguito… solo Lui. Questo è come se io adesso facessi una statua e so la sua funzione e a chi la voglio mostrare, dare…ce ho diritto su di lei. Dio invece dandoci la libertà neanche ce ha il diritto su di noi…che bontà…
- I peccati e lel cose inutili...
- Ti parla di Dio che ti ha dato tanti doni, i doni della vita, dono della fede, ma anche i doni del tempo…mamma mia

Sommario di Marko


Per una definizione della vera devozione


Sommario – Storia e spiritualità di San Francesco di Sales (TA 2262)

Tema: Filotea, Prima Parte, capp.1-8.
Membri: Benjamin SDB, Jose Antonio SDB, Prakash SDB, Yoshi
Data: Lunedì, 26 ottobre 2015
Elaborazione: Yoshi

Annecy: la Santa Fonte (Chiesa della Visitazione costruita da Francesco di Sales)

Abbiamo discusso i temi che ci hanno colpito, e poi abbiamo segnato i testi corrispondenti nella Filotea

Qui si trova la definizione della vera devozione come la carità per eccellenza.
«…è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è la virtù della devozione. Di vera ce n’è una sola […] La vera e viva devozione, Filotea, esige l’amore di Dio, anzi non è altro che un vero amore di Dio…» (Filotea 1:1); «la devozione è la dolcezza delle dolcezze e la regina delle virtù, perché è la perfezione della carità» (1:2).

La devozione non è devozioni, ma è carità molto profonda. È atteggiamento di affrontare la vita nella profondità della carità.
«Siccome la devozione si trova in un grado di carità eccellente, […] ci spinge inoltre a fare con prontezza e affetto tutte le buone opere che ci sono possibili» (1:1).

La devozione non è soltanto atteggiamento ma anche l’esercizio.
«la carità e la devozione differiscono tra loro come il fuoco dalla fiamma; la carità è un fuoco spirituale, che quando brucia con una forte fiamma si chiama devozione: la devozione aggiunge al fuoco della carità solo la fiamma che rende la carità pronta, attiva e diligente, non soltanto nell’osservanza dei Comandamenti di Dio, ma anche nell’esercizio dei consigli e delle ispirazioni del cielo» (1:1).


L’importanza della devozione con la sua caratteristica di trasformare azioni in piacevoli, dolci e facili.
«La gente, […] non sa vedere la devozione interiore e cordiale che trasformare tutte queste azioni in piacevoli, dolci e facili. Guarda l’ape sul timo: ne può ricavare soltanto un succo molto amaro, ma succhiandolo lo trasforma in miele»; «la devozione è il vero zucchero spirituale, che toglie l’amarezza alle mortificazioni e la capacità di nuocere alle consolazioni» (1:2).

La scala di Giacobbe come vera immagine della Vita devota. Ci offre l’immagine di colui che vive con la devozione.
«Guarda la scala di Giacobbe, che è la vera immagine della Vita devota […] Ed ora dà uno sguardo a coloro che si trovano sulla scala: sono uomini con il cuore di Angeli, o Angeli con il corpo di uomini; non sono giovani, ma lo sembrano, perché sono pieni di forza e di agilità spirituale […] così agiscono le persone devote» (1:2).

La vita devota non è riservata soltanto alle persone religiose, ma è aperta a tutti. La vita devota è un dono dato a tutti. Se uno vive veramente con la devozione, può ricevere un dono.
«oltre a queste tre devozioni (la devozione contemplativa, monastica e religiosa) ce ne sono tante altre, adatte a portare alla perfezione quelli che vivono fuori dai monasteri»; «La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli» (1:3).

Dobbiamo offrire la possibilità di crescere nella carità secondo lo stile di vita.
«Nella creazione Dio comandò alle piante di portare frutto, ciascuna secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai Cristiani, piante vive della Chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo la propria natura e la propria vocazione» (1:3).

La vita devota non può danneggiare niente, ma arricchire.
«Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona tutto; e quando va contro la vocazione legittima, senza esitazione, è indubbiamente falsa […] La vera devozione […] non porta danno alle vocazioni e alle occupazioni, ma al contrario, le arricchisce e le rende più belle» (1:3).

Avere il direttore spirituale. Nell’esperienza del sacerdote, ho sentito che sacerdoti non capiscono ciò che dicono fedeli laici. Non ci sono pastori. Senza la direzione, ognuno fa quello che vuole. Anche preti devono avere un direttore spirituale e camminare con umiltà.
«Trova qualche uomo capace che ti sia di guida e ti accompagni; è la raccomandazione delle raccomandazioni. Qualunque cosa tu cerchi, […] troverai con certezza la volontà di Dio soltanto sul cammino di una umile obbedienza, tanto raccomandata e messa in pratica dai devoti»; «è necessario, prima di tutto, avere un amico fedele che diriga le nostre azioni con le sue esortazioni e i suoi consigli, ci eviterà così i tranelli e gli inganni del nemico» (1:4).

Trovare un direttore spirituale, dotato di tre virtù: la carità, la scienza e la prudenza. Se lo trovi, devi avere totale fiducia in lui, e così in lui si trova la volontà di Dio.
«io ti dico (scegline) uno tra diecimila»; «(il direttore spirituale) deve essere ricco di carità, di scienza e di prudenza»; «Devi riporre in lui una fiducia senza limiti, unita a un grande rispetto»; «una volta che l’hai trovato, benedici la sua divina Maestà, fermati a quello e non cercarne altri; ma avviati, con semplicità, umiltà e confidenza» (1:4).


Sommario di Yoshikazu Tsumuraya