Sunday, December 20, 2015

Francesco parla della Bibbia in modo radicale

San Francesco di Sales: “Filotea” – Introduzione alla vita devota

La Parte Quarta
Lunedì, 14 dicembre 2015
Gruppo: Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park, e Marco Tagliavini, con Paolo Mojoli


Marco:


  • La questione dell’immaginazione come Cristo, sposo dell’anima… più legato alla fantasia, questa differenza dell’immaginazione – la principessa e il principe
  • San Francesco va molto nel pratico: 2 esempi nel 3° capitolo e poi nel V°
  • Alcuni temi centrali della spiritualità salesiana già viene notato. 
  • Affidamento alla guida spirituale…parla di continua… …”va bene ma ricomando che fai il riferimento alla guida spirituale”
  • La centralità di Dio, tutto facciamo perché bisogna concentrarsi a Dio. “la bussola…”
  • Questa lettura mi sta accompagnando e mi fa riflettere sulla centralità di Dio..
  • La questione del esame di coscienza… molto importante. Don Bosco stesso invitava l’esercizio alla buona morte… bene prendi un tempo in cui devi riflettere se la tua vita finisse oggi…
  • Sembra che tante volte parla di me 
  • Mi da tanta serenità… ci sono molti momenti belli, consolazioni, ma ecco è bene non dimenticare per chi se vive, che niente ci distragga da Dio



Teresa:


  • Mi stava incoraggiando, mi faceva richiamare in modo di don Bosco. 
  • Ti chiama alla tranquillità, pazienza... mi dà un modello del salesiano, amorevolezza, dolcezza… salesiano che vive la propria salesianità. Molto interessante per me. Non ti chiede di essere ascetico, ma ti parla della vita concreta. Ritornare a Gesù Crocifisso. Ogni volta quando lego questo libro, sempre mi sembra che faccio l’esame di coscienza. MI fa fare la Filotea. 
  • Modo di presentare di cose è diverso… mi è piaciuto l’esempio di santa Teresa che faceva san Francesco. 



Marko:


  • Posso dire che attraverso questo libro san Francesco ha aiutato anche a me, non solo a Filotea, perché lui parla di Dio in maniera molto semplice e secondo me è bellissimo entrare sempre più profondo nel mistero di Dio, quando Dio si rivela più attraverso gli uomini, situazioni della vita…
  • Leggendo questo quarto capitolo, ho sottolineato quasi tutto, dunque potrei scrivere proprio tanto su quello che mia ha colpito, di cui riflettevo…
  • È interessante come l’insegnamento di san Francesco parla di Bibbia molto radicalmente, parla di Bibbia che è fondamento, che è verità, vita…. Con gli suoi esempi…ti mostra che la Bibbia e Gesù non si trovano in una storiella, ma proprio sono la cosa più importante di ogni uomo. Dunque Dio-uomo e poi altro e non prima uomo (le cose mondane…) e dopo Dio.. e questo è secondo me importante
  • Mi piace come usa tanti esempi dei santi che sono stati gli uomini “normali”… come loro avevano tentazioni, come resistevano, come si diventa santo nelle cose che capitano tutti… solo che noi alla fine scegliamo come comportarsi nelle certe situazioni… dunque proprio ci mostra con gli esempi concreti che la santità è disponibile a tutti…
  • La cosa che mi ha aiutato ancora più forte che prima è che non si discuta con diavolo mai! Subito bisogna rifiutare ogni discussione, prevenire… essere molto semplice in DIO…



Sommario di Marko
Foto di Joe



Wednesday, December 16, 2015

Remedies against negativity in our lives

The Introduction to the Devout Life: The Fourth Part

Monday, 14 December 2015
Group: M. Vijaya Prakash Reddy, Benjamin Gahungu, Yoshikazu Tsumuraya and José Antonio Santís Pinedo

Chapter 1, We must Ignore the Negative Remarks of Worldly People

Chapter 2, We must have Great Courage

  • The world is always critical and acts as a judge. 
  • The world has criticized John the Baptist because he did not eat or drink, he criticized Jesus because He ate and drank with people.
  • It does the same thing to devout people.
  • The mountain of Christian perfection is very lofty. We are still little bees in devotion. 


Chapter 3, The Nature of Temptation:

The Difference Between feeling Temptation and Yielding to it
Satan, the world and the flesh, seeing a person espoused to the son of God, send suggestions and temptations by which:

  1. Sin is proposed
  2. The person is pleased or displeased with the suggestion
  3. The person either consents or refuses

These are the three steps which lead down to sin: temptation, delight and consent.


Chapter 5, Encouragement to those in Temptation

  • God allows these great trials and temptations only to those whom he wishes to raise to His pure and excellent love. 
  • Do not be too sure of your ability to overcome small temptations because you have overcome great ones. 
  • Trust only in a constant fidelity to God.
  • By means of continual prayer, the Sacraments and confidence in God, we shall regain our strength to lead a whole and happy life.


Chapter 7, Remedies Against Great Temptations

  • Have recourse to God, imploring his mercy and his help. 
  • Pray that you may not enter into temptation (Mt 26:41). 
  • Never look at the temptation itself, but look at our Lord.
  • The best remedy against temptations whether great or small, is to open our hearts and make known our suggestions, feelings and affections to our spiritual director.



Chapter 9, Remedies Against small Temptations

After having performed an act of the contrary virtue, on recognizing the real nature of the temptation, turn your heart simply to Jesus Christ crucified and in a spirit of love kiss his sacred feet. Love of God containing in itself all the perfections of all the virtues, and more excellently than the virtues themselves, is also the most perfect remedy against all vices. Speak often in praise of purity and simplicity of heart, conforming your actions to such words and avoiding all affectations and flirtations. In this way you will strengthen your heart against future temptations.

Chapter 11, Anxiety

  • Anxiety is a source from which and by which many temptations come.
  • Anxiety increases sadness, making it extremely dangerous. 
  • Anxiety arises from an inordinate desire to be freed from the evil we experience or to acquire the good we hoped for.


Chapter 12, Sadness

Sadness can be good or evil depending on the different effects which it produces in us. It produces more evil effects than good.
Good effects: Compassion and repentance
Evil effects: anxiety, sloth, anger, jealousy, envy and impatience
Sadness kills many, and there is no profit in it (Sir 30:24).
Remedies for sadness: Prayer is the sovereign remedy.

Chapter 13, Spiritual and Sensible Consolations and our Conduct with Regard to them

We must try to keep a constant and unchanging balance of mind in the midst of this great variety of changes. The good movements they had, are only spiritual mushrooms. The heart is good which has good affections and passions; and the affections and passions are good which produce in us good effects and holy actions.
We must humble ourselves profoundly before God. Let us admit that we are still small children in. When we have received some spiritual consolation, we must be particularly earnest in doing good and in being bumble on that day.


Chapter 14, Spiritual Boredom and Absence of Sensible Consolations

You must discover the source of the evil:

  1. God deprives us of his consolations when we take some vain pleasure in them
  2. When we do not care to gather the sweetness and the delights of the love of God in its proper time, he withdraws them from us in punishment of our sloth
  3. If you are not simple and sincere like a little child, you will not receive the sweets of little children
  4. Those who are rich in worldly pleasures are not able to receive spiritual delights
  5. If you been careful to preserve the fruits of the consolations, you will receive more


Chapter 15, A Remarkable Example to Support and Clarify what has been said
Almost all the beginners in the service of God, are still inexperienced in the withdrawals of sensible favors as well as in the ups and downs of spiritual life. Persons lifted above themselves by spiritual joys, easily renounce material things.
Instructions:

  1. God usually gives a foretaste of heavenly delights to those who begin to serve Him 
  2. Very great storms sometimes arise in the midst of dryness and desolation
  3. We must never lose courage in the midst of interior troubles
  4. It is a very good remedy to make known our trouble to some spiritual friend who can comfort us


Summary by Prakash

Tuesday, December 15, 2015

Due ore di lezione sul Trattato dell'amor di Dio


14 dicembre 2015

Due ore di lezione... per me le prime a livello universitario... Chiedendosi in base a quale motivo un lettore avveduto del XXI secolo potrebbe decidere di affrontare e confrontarsi con un volume corposo e scritto necessariamente in linguaggio teologico, che oltretutto si propone di contestualizzare, analizzare e attualizzare un tomo del 1616? Semplicemente, per il valore perenne e incorruttibile del vangelo. Cuore pulsante del vangelo che san Francesco di Sales, nel Trattato dell’amor di Dio del 1616, delinea con massima schiettezza e semplicità nella stessa Prefazione al suo libro: «Nella santa Chiesa tutto appartiene all'amore, vive nell'amore, si fa per amore e viene dall'amore».

Ma quale parola più usata e abusata dell’«amore» anche ai nostri giorni, offrendo anche significati tra loro addirittura divergenti? Francesco ne offre una visione precisamente teologica (aggrappata alla paternità sempre più buona di Dio), cristologica (che dispiega l’amore «fino alla fine» (Gv 13,1) da parte di Gesù per l’umanità) ed anche pneumatologica (esprime con chiarezza l’opera delicatissima e ardente al tempo stesso dello Spirito santo di Dio). Proprio allo scopo di scoprire il significato del vero amore salesiano, analizziamo il libro 9° del Trattato, dove Francesco propone e descrive l’autentico cristiano come colui e colei che vive nella «santissima indifferenza».

Attenzione, non è una contraddizione o espressione che indica disinteresse per Dio. Tutt’altro. Il cristiano è tale veramente perché accoglie la volontà di Dio a tutti i costi, anche quando scomoda, stridente o scarnificante. Francesco paragona il vero discepolo di Gesù ad un blocco di cera totalmente disponibile ad essere plasmato allo scopo di divenire un capolavoro pasquale (offerta di sé, passione, morte, discesa agli inferi e infine risurrezione). Oppure un’antica bilancia con due piatti che, anche tra due scelte buone e positive entrambe, non esita a sbilanciarsi per quella direzione che gli viene indicata – anche in modo delicatissimo – da Dio. Solo a queste condizioni Francesco augura e assicura felicità piena e duratura. Oggi e per l’eternità.

Riflessione di Don Paolo Mojoli


Two hours of teaching class ... for me the first at the university level ...

The question: why an astute reader of the twenty-first century might decide to deal with a full-bodied volume written in theological language, and why contextualize, analyze and actualize a tome written in the year 1616? Simply, for the perennial value of the Gospel and incorruptible.

The beating heart of the Gospel is what St. Francis de Sales presents in his second outstanding work, The Treatise on the Love of God (1616). He outlines with maximum sincerity and simplicity his intentions in the Preface to his book when he writes, "In the holy Church everything belongs to love, lives in love, is done for love and arises out of love."

But what word is more used and abused than "love" in our day? What word is understood to have more divergent meanings? Francis offers us a precise theological vision (clinging to notion of the increasingly loving fatherhood of God). This vision is at once Christological (of Jesus who loves humanity "to the end", Jn 13,1) and pneumatological (expressed clearly in the delicate and ardent work of the Holy Spirit of God). Precisely in order to discover the meaning of true Salesian love, we analyze the 9th book of the Treatise, where Francis proposes and describes the true Christian man and woman who live in "holy indifference."

Caution: the expression does not indicate disinterest in God. On the contrary, the Christian who really accepts the will of God at all costs, even when uncomfortable, jarring or demanding personal sacrifice, is the true disciple of Jesus. Francis likens the true disciple of Jesus to a block of wax totally willing to be shaped in order to become a paschal masterpiece (self-offering, passion, death, descent into hell and finally resurrection). Or the person who, when confronted with an old scale with two dishes on which there are two choices offered, both good and positive, does not hesitate to say accept the direction that God indicates - even if delicate or difficult. Only under these conditions, Francis teaches, can one find full and lasting happiness. Today and for eternity.


Photos and English translation by Joe.


Thursday, December 10, 2015

Impegni e divertimenti


Lettura della FILOTEA. Introduzione alla vita devota 

(Parte Terza, capitoli 31-41)

Gruppo: Benjamin Gahungu, Paolo Mojoli, José Antonio Santís Pinedo, M. V. Prakash, Yoshikazu Tsumuraya



Il nostro testo si colloca alla fine della terza parte del libro e sembrerebbe che questa parte è stata aggiunta perché il richiamo alla persona di Filotea non appare tanto come prima. In esso si tratta sempre dell’esercizio delle virtù nella vita quotidiana. San Francesco offre consigli per i divertimenti, per gli sposi e per le vedove ecc. Perciò, anche in questa parte si intravede l’idea originale del santo, ossia la vocazione universale alla santità.


1. I Divertimenti 

San Francesco riconosce il valore del divertimento per permettere al nostro essere (corpo e spirito) di riprendere energie necessarie per le nostre occupazioni. Abbiamo bisogno di prendere un po di fiato per ricaricare le nostre energie fisiche, spirituali e intellettuali dopo un lavoro lunguo, duro o concettrato. No lasciare un momento di rilassamento al nostro essere potrebbe essere un vizio. Ci vogliono prudenza, moderazione,modestia, dignità e retta intenzione per scegliere e praticare divertimenti e passetempi buoni e onesti per noi e per definire il tempo a dedicarci (cap 32). Importante questo concetto di tempo. San Francesco chiama l’attenzione per scegliere il giusto momento per dedicarsi ai fatti divertenti. Per esempio, partcepare ai balli o alle danze, anche se per natura essi son cose indifferenti, fino alla notte tardi diventa pericoloso perché dannegia le attività del giorno seguente (cap 33). Normalmente c’è gioia nel gioco; per questo è proibito ogni gioco che non conducce alla vera gioia di tutte le personne coinvolte. Dunque Francesco di Sales considera pericolosi i giochi di fortuna.



2. L’onestà matrimoniale e la santità matrimoniale

Il matrimonio, come sacramento, costituisce l’origine e la sorgente della vita. Con il matrimonio si accresce la famiglia umana, il popolo di Dio in cammino e il numero degli eletti in cielo. (Filotea III, 37). Il santo ritiene che il matimonio costituisce un cammino di santità per gli sposi. Gli sposi devono amarsi non soltanto di un amore naturale e umano ma anche e sopratutto il loro amore deve essere santo, sacro e divino. Il matrimonio vissuto così può produrre i suoi tre effetti fondamentali: l’unione indissolubile, la fedeltà inviolabile e la legittima generazione dei figli. San Francesco, però, non manca a sottolineare che la procreazione dei figli è il primo e principale fine del matrimonio (Filotea III, 39). Il santo afferma che la vita motrimoniale deve essere segnata di una vita devota. 
“Le mogli devono augurarsi che i loro mariti siano canditi con lo zucchero della devozione, perché l’uomo senza devozione è un animale spietato, aspro e rude. I mariti devono augurarsi che le loro mogli siano devote, perché senza devozione, la donna è molto fragile e predisposta a lasciare la virtù o a permettere che venga offuscata” (Filotea III, 38).


È impressionante sentire San Francesco rivolgere consigli agli sposi. Al suo tempo, infatti, non si parlavano tanto delle tematiche collegati al matrimonio. 


Alle vedove San Francesco di Sales sembra essere esigente e duro ma anche pacifico. Le vedove, infatti, devono scegliere se vogliono rinunciare alle seconde nozze e fare un semplice voto castità o se vogliono risposarsi. È una scelta che chiede prudenza.  



3. La fedeltà alla volontà di Dio

La nostra vita passa per i momenti di piccolo o grande impegno, di grandi o picccole ocasioni per servire Dio e il prossimo. La fedeltà (Filotea III, 35) rende grandi anche queste cose che consideriamo piccole e straordinarie queste cose ordinarie. Dunque non dobbiamo cercare di fare cose straordinarie ma fare in modo straordinario le cose ordinarie. 


Sommario di Benjamin
Fotografie di Joe



Tuesday, December 8, 2015

Francesco: un uomo “normale” che scrive per gente “normale”


07 dicembre2015
Gruppo: Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park, e Marco Tagliavini

Filotea 3: 31-41

Cosa ci ha colpito:

Questi capitoli sono ricchissimi e si potrebbero segnalare moltissime cose utili per la vita: è davvero una parte interessante, in cui Francesco si mostra essere un uomo “normale” che scrive per gente “normale”.
     Invita a divertirsi (per essere devoti non bisogna essere sempre come “archi tesi”), ma spiega come è opportuno farlo: spiega ogni dettaglio, nulla lascia al caso, vuole dare tutto se stesso per la nostra crescita. Si mostra davvero premuroso e progressivo nell’accompagnare verso l’eccellenza.
La sua visione della santità svela quella che talvolta è una mal comprensione della santità stessa da parte di molti (e anche di noi): Suor Teresa, in particolare, evidenzia il suo sentirsi spiazzata, lei che ha sempre avuto l’impressione che tutti i santi debbano essere ascetici! Francesco apre la strada della santità a tutti, ma chiede un profondo discernimento (3:31).


Colpisce particolarmente la sua capacità di far aprire gli occhi su questioni concrete: per esempio quando tratta del ballo (3:33) e mette in guardia perché i peccati possono risvegliarsi facilmente. La concretezza di queste pagine coinvolge l’esperienza personale di noi lettori: a proposito dei giochi (3:32) o delle discussioni che sono inizio di litigi che terminano in divisioni (3:38). Francesco si riferisce a situazioni così realistiche e comuni che mettono davvero “spalle al muro”: è clamoroso l’elenco che mostra i «due cuori» dell’uomo (3:36).
     Interessante il frequente riferimento al Cantico dei Cantici (specialmente in 3:35-37), molto bello l’invito ai piccoli gesti quotidiani di carità (attinente la “spiritualità del quotidiano” tanto cara a don Bosco): le cose grandi si possono anche fare, sono più difficili le piccole. Stimolante l’invito a «non riempire la tua anima di troppi desideri […] rifletti bene se poi sarai in grado di digerire tutto ciò che vuoi inghiottire» (3:37).
     Nel consueto stile colloquiale e pedagogico, sono ribaditi alcuni temi che risultano così fondanti per la spiritualità salesiana: la centralità di Dio, l’importanza dell’orazione, il ruolo del padre spirituale.
     Francesco ritiene importante curare la devozione popolare, ovvero per il popolo, per coloro che vivono la quotidianità laica. Evidentemente l’idea di una “santità per tutti” non era consueta: Francesco propone il matrimonio come via alla santità («È una vera benedizione quando l’uomo e la donna fedele si santificano reciprocamente in un autentico timore del Signore», in 3:38).


Molto incisiva è risultata la spiegazione del significato degli anelli nel matrimonio (3:38): anche la congregazione di Suor Teresa consegna l’anello come segno della professione perpetua!

A tutti quanti è piaciuto il raffinato utilizzo del cibo in analogia alle situazioni matrimoniali (3:39): Francesco di Sales ha la capacità di dire con delicatezza tutto quanto vuole senza cadere nel dire ciò che non è opportuno. Al di là della metafora, però, c’è da considerare l’attenzione da avere anche proprio nei confronti del cibo: lo stesso don Bosco invitava a mangiare per poi lavorare.
Molto bello il fatto che riporti tanti esempi di santi: specialmente il rimando alle «lettere di S. Girolamo» (3:40) dicono la sua umiltà, poiché non si mette in mostra ma si rende conto della bellezza altrui.


Anche il discorso rivolto alle vergini (3:41) entusiasma a donare tutto, non solo in quantità ma anche e soprattutto in qualità: quando si ama autenticamente qualcuno e ci si sente amati in tal modo, si desidera corrispondere e, dunque, si vuole anzitutto amare il Signore tutto intero!
In quest’ultima sezione della terza parte, ci siamo sentiti personalmente chiamati in causa nell’attinenza tra ciò che Francesco racconta e la nostra vita: l’invito rivolto a mariti e mogli ad amarsi (3:38) ha scatenato la diffusione di questa riflessione ad amici e conoscenti (sia Marco che Marko hanno condiviso questo stimolo del vescovo ginevrino a coppie loro prossime): «Mariti, amate le vostre mogli come Gesù ama la sua Chiesa; mogli, amate i vostri mariti come la Chiesa ama il suo Salvatore». Suor Teresa condivide quanto la lettura della Filotea metta in discussione; anche Marko ribadisce quanto ciò che il Salesio scrive sia attinente alla vita reale e quotidiana che ci troviamo realmente a vivere.

Infine, una sottolineatura va fatta sull’attualità della Filotea – e di Francesco di Sales – che tratta temi che troviamo all’ordine del giorno: il ruolo della famiglia nell’educazione dei figli (3:38), la necessità di un ordine nella vita oggi tanto stravolto da una “società notturna“ come quella in cui viviamo (vedi 3:33).

Sommario di Marco Tagliavini

Sunday, December 6, 2015

La vera amicizia e la vita in Cristo



Filotea, Terza Parte, Capitoli 17-30.
Gruppo: José Antonio Santís Pinedo, Benjamin Gahungu, M. V. Prakash, Paolo Mojoli, Yoshikazu Tsumuraya
Lunedì, 30 novembre 2015

Nel nostro testo, collocato nella metà della terza parte del libro, a seguito dei capitoli precedenti nella stessa parte (capp.1-16), si tratta dell’esercizio delle virtù nella vita in modo più concreto e efficace nel progredire il cammino della devozione. In concreto i temi principali sono l’amicizia (capp.17-22), la mortificazione esteriore (cap. 23), il parlare (capp.26-30).


La nostra condivisione, a partire dal tema dell’amicizia (la differenza tra l’amicizia e l’amore, il valore della vera amicizia ecc.), si arriva a quello della mortificazione esteriore, costatando che l’autore sottolinea di nuovo la necessità del guida spirituale anche nella pratica di essa.
In seguito si espone l’estratto della riflessione personale dei membri del gruppo.

José Antonio

In questa parte del libro mi ha colpito in particolare il valore dell'amicizia: la vera amicizia è fondata sulla carità e non sulle cose effimere, ha un linguaggio semplice, è sempre uguale nell’onesta.
La dottrina della vera amicizia, a mio avviso, è molto attuale, soprattutto se ci focalizziamo sulla chiamata fatta dall'autore per formare gli affetti, l'interiorità dell'individuo.


L'uomo di oggi ha bisogno di tornare su se stesso, di imparare a trovare se stesso, di imparare ad essere messa a tacere e assaporare il silenzio interiore, la solitudine e quindi se per raggiungere l'altro e trattato come una persona e non come una cosa o come oggetto di piacere.
Avevo una domanda: che ragione ha il santo quando dice “L’amicizia è l’amore più pericoloso”. Nel gruppo si diceva che una chiave per comprendere questa affermazione è quando dice: Colui che conquista il cuore dell'uomo, conquista tutto l'uomo .

Benjamin

1) L’AMORE E L’AMICIZIA
San Francesco chiama l’attenzione di Filotea per non confondere l’amore e l’amicizia. Mentre l’amore è unilaterale l’amicizia è bilaterale. Solo in quello senso si può capire anche l’amore del nemico. Molto importante questo per chi lavora con i giovani soprattutto nel campo dell’educazione all’amore.  Oggi viviamo una cultura consumista che tende a capire l’amore come un sentimento che viene e passa secondo le situazioni. Oggi il mondo vuole farci credere che si può amare fin a quando si va d’accordo con l’amico.  L’amicizia deve essere ricambiata, saputa e gli amanti devono avere qualche bene in comune. Ed è proprio la natura del bene (oggetto) comune che dimostra che l’amicizia è falsa o vera (cap. 17). In questo senso il Santo chiama passioncelle le amicizie tra persone di diverso sesso, senza alcune intenzione di giungere al matrimonio. Le passioncelle rubano l’amore e il cuore a Dio, alla  moglie e al marito. Sono cattive, folli e vane perché vengono e finiscono nel peccato della carne e non recano nessuna utilità, nessun onore, nessuna gioia. Così non solo allontanano l’amore celeste ma anche il timore di Dio (cap. 18).

Continuando a parlare delle amicizie San Francesco ricorderà a Filotea che “la perfezione, dunque, non consiste nel non avere amicizia, ma nell’averne una buona, santa e bella” (Filotea III,19). Francesco raccomanda le amicizie di cui l’oggetto di scambio sono le scienze, le virtù, la devozione e gli affetti spirituali. Queste amicizie sono lodevoli, perfette e spirituali. I mezzi per combattere le cattive amicizie sono: il distacco delle orecchie dalle parole inutili, il riconoscimento della debolezza e della miseria, il mutamento del luogo e la confessione seguita dalla comunione (cap. 21). San Francesco riconosce che nell’uomo è presente anche qualche imperfezione. Ecco perchè nella vera amicizia si vuole bene all’amico e non alle sue imperfezioni perché l’amicizia richiede che ci comunichiamo il bene e non il male(cap. 22).  Proprio per questo nella vera e buona amicizia si cerca anche di aiutare l’amico ad abbandonare i suoi peccati per condurlo alla conversione.


2) LA GIUSTA MORTIFICAZIONE
Riguardo alla pratica di mortificazione, San Francesco insiste sull’atteggiamento interiore e ricorda che una sobrietà costante e moderata è molto meglio che le privazioni violente fatte da tanto in tanto. Mi interessa riprodurre, qui, le parole del Santo “per sanare i nostri vizi, è bene, sì, mortificare la carne, ma più ancora è necessario purificare i nostri affetti e rinnovare il nostro cuore. Non dare mai seguito a penitenze corporali senza avere avuto il parere favorevole del tuo direttore spirituale” (Filotea III, 23). Stare lontano delle conversazioni viziose, partecipare, nel tempo libero, solo a quelle divertenti e riposanti cercare quelle con le persone devote e virtuose  perchè la conversazione con le anime devote ci aiuta molto nella devozione (cap. 24). Questi consigli riguarda la mortificazione fa ricordare, almeno ai salesiani, i consigli di Don Bosco a Domenico Savio. A Domenico Savio che voleva moltiplicare pratiche di mortificazione (astenersi della ricreazione, dormire sui sazzi, mangiare poco, .........), Don Bosco fa capire che la santità consiste nello stare allegro.


3) DIO CI CHIAMA ALLA CONVERSIONE
Non c’è nessuna persona che, con la grazia di Dio, non può cambiare e cioè arrivare alla conversione. Le esperienze di Sant’Agostino e San Paolo ce lo mostrano molto bene. Perciò non possiamo classificare le persone perchè le abbiamo viste una volta nel peccato “poiché la bontà di Dio è così grande che basta un momento per chiedere e ottenere la sua grazia (...). Il giorno precedente non ci autorizza a giudicare quello presente, e il presente non ci autorizza a giudicare il passato. Solo l’ultimo li classificherà tutti” (Filotea III,29). Con la grazia di Dio la conversione è sempre possibile. Trovo molto interessante questo consiglio perché molto spesso ci scoraggiamo a causa dei nostri peccati del passato o perdiamo fiducia nel prossimo a causa dei suoi peccati passati. Qualche volta ci disperiamo anche a causa del peccato ripetuto nonostante la nostra volontà di convertirci radicalmente. Come sacerdote e confessore, trovo questo molto importante anche perchè molto spesso incontriamo persone per chi diventa tanto difficile e quasi impossibile la riconciliazione con loro stessi e/o con gli altri.

Prakash 

Love holds the first rank among the emotions of the soul. Love changes all the rest to itself and makes us such as what is loved. Friendship is the most dangerous love of all.
All love is not friendship because:

1. We can love without being loved.
2. The persons who love each other ought to know their reciprocal affection.
3. There must be some kind of communication between them which is the basis of friendship.

When these foolish friendships are between persons of different sex and without any intention of marriage they are called flirtations. These foolish loves usually melt and lose themselves in sordid sensuality and lustfulness. These friendships are all evil, foolish and vain. They are evil as they lead to and finally end in sins against chastity. This fire of love is more active and more penetrating than it appears.


They cause so many temptations, distractions, suspicions and other consequences that the whole heart is trampled down and spoiled by them. Love affairs banish not only the love of god but also the fear of God, weaken the spirit and spoil the reputation.

Love everyone with a great love of charity but have friendship with those capable of communication virtuous things to you. If you share knowledge, your friendship is indeed very praiseworthy. In my opinion, all other friendships are only shadows. Particular friendships and excessive affections do very great harm to the religious. It is necessary that those who live among worldly people and embrace true devotion join together in a holy and sacred friendship. Those who are religious do not need particular friendships.

You may distinguish worldly friendship from the holy and the virtuous.

Types of friendships:
The sacred friendship has a simple, frank language.
1. False friendship provokes dizziness of spirit which makes persons waver in chastity and devotion.
2. Holy friendship has only simple and modest eyes, no caresses. Holy friendship has clear-sighted eyes, does not hide itself, and willingly appears before good people.
3. False friendships change and ends in carnal and disgusting word and requests. Chaste friendships is always equally honest, polite and amiable.

As soon as you sense the first feelings turn away from them at once. Carefully prevent our ears from hearing filthy words. Give up the vain profession you made of them. Distance yourself from the person you love. The person who is stung by love will be healed of this passion with difficulty. The change of place serves very much. In breaking your bounds, you will break his also since they are common to both of you.


Friendship requires a great communication between friends. Certainly we must love him in spite of his imperfection. We must neither love nor receive his imperfection. Those who commune in a good friendship, ought to separate the imperfections and should not allow it to enter their spirit.
We should neither tolerate nor encourage them in a friend. True and living friendship cannot endure in the midst of sins. If sin stays and settles down, immediately friendship perishes. A friend is an enemy if he wishes to lead us into sin.


Yoshi

Mi ha colpito quando san Francesco parla profondamente dell’amicizia. L’autore infatti istruisce a Filotea l’importanza di esercitare la virtù dell’amicizia. Tuttavia, è provocatoria la parola dell’autore che si colloca all’inizio del cap. 17: «L’amicizia è l’amore più pericoloso». Infatti, per coloro che vivono tra la gente del mondo, è normale avere l’amicizia: l’amicizia con i familiari, con gli amici, con collaboratori del servizio ecc. Inoltre, occorre notare che al cristiano si esorta ad amare tutti. Allora, perché l’autore dice tale parola? Senza dubbio, qui, si vede la sua grande preoccupazione pastorale a Filotea. Lui non vuole che Filotea ami le cose cattive (3,17), per non danneggiare il cuore a Dio.


L’autore dice anzitutto che cosa è l’amicizia e la natura dell’amicizia (cfr. 3,17). Dice che «l’amicizia è fondata essenzialmente proprio sulla comunicazione». Nell’amicizia non esiste quindi l’amore unilaterale, cioè solo il dare dell’amore da parte di una persona. In essa esiste invece necessariamente l’amore comunicato, cioè il passaggio da chi lo dà a chi lo riceve.

Inoltre, San Francesco ci mostra la distinzione tra l’amicizia vera e quella falsa. La vera amicizia è spirituale, dal momento che avviene con coloro che si scambiano le cose virtuose, quali la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito (3,19). Per quanto riguarda quella falsa, l’autore dice che nel mondo ci sono tante false amicizie. Ciò che è comune in queste falese amicizie è il fatto che esse producono danni all’anima. Rubano l’amore e di conseguenza anche il cuore a Dio, a chi è dovuto. Bisogna molta attenzione ad amicizie false e combatterle. «È difficile infatti impedire che l’amore entrato in un orecchio non scenda presto nel cuore» (3,21). «Chi conquista il cuore conquista tutto l’uomo» (3,22). E qui si richiama l’affermazione iniziale del santo: «l’amicizia è l’amore più pericoloso».


Bisogna notare anche il rapporto tra l’esercizio della carità e l’esercizio dell’amicizia soprattutto tra persone di diverso sesso. L’autore non nega assolutamente il primo, anzi esorta a farlo: «Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità» (3,19); l’amore di carità, «quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini» (3,19). Ciò che san Francesco sottolinea con preoccupazione è esercitare l’amicizia in mezzo alla gente. Infatti, l’anima di chi pratica l’amore di carità può accendere negativamente l’anima di un altro: coloro che «vedono un’anima che brucia d’amore per loro, si infiammano immediatamente per lei» (3,18); «si comincia sempre dall’amore virtuoso […] si insinua presto l’amore frivolo, poi si passa all’amore sensuale, poi a quello carnale» (3,20). D’altra parte, un cuore di persona può essere preso dalle parole inutili di chi le si avvicina con non retta intenzione, come abbiamo visto sopra.
Per l’esercizio dell’amicizia di coloro che vivono tra la gente del mondo, perciò, l’autore afferma: «è indispensabile stringere un’alleanza reciproca con una santa amicizia» (3,19). Devono sostenersi l’un l’altro per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto. Certamente, l’autore non nega che Filotea abbia l’amicizia di altro genere, anzi le dice di poter scegliere liberamente i rapporti con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri, senza disprezzarli (cfr. 3,19). Bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi della vita. Anche se la scelta dell’amicizia crea veramente una parzialità, dice il santo, essa «è una santa parzialità che non crea divisioni […] ma separazioni necessarie» (3,19). «La perfezione non consiste nel non avere amicizie, ma nell’averne una buona, santa e bella» (3,19).

Infine, occorre ricordare di nuovo la parola di san Francesco: «chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (3,23). Il cristiano nella sua totalità deve essere conquistato da Cristo. Deve vivere in Cristo, come dice San Paolo: Vivo sì, ma non più io; è Cristo che vive in me.


Elaborazione di 圓谷能 Yoshi
Photography by Joe

Monday, November 30, 2015

Viva Gesù, nei nostri cuori!

«Chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (Filotea 3,23)

Filotea (Terza parte, capitoli 17-30)
30 novembre 2015
Gruppo: Marco, Marko, Teresa

Marco

Temi portanti di questa sezione centrale della terza parte sono l’amicizia (capp. 17-22) e il parlare (capp. 26-30) tra cui si pongono i temi legati al presentarsi in pubblico (capp. 23-25). In fondo  ribadisce sempre centralità all’amore con Dio e riferimento al direttore spirituale che conoscerà  molto di più la Filotea.


Esempi, “sintesi” (es. «in breve…» (3,18)) e “slogan” (come la scorsa settimana ne ho riferito. Ma in questa volta, secondo me, l’apice viene toccato in 3,25: «chi non vuole più ricevere clienti, deve togliere l’insegna») ricorrono sempre con arguzia, precisione e pedagogicità!
     Pure si trova tanti modi di spiritualità di don Bosco. la temperanza (moderatezza, equilibrio), infatti, è argomento frequente in queste pagine: rispetto al corpo, al digiuno e al lavoro (3,23), rispetto alla fuga e ricerca di conversazioni (3,24), nella misura nel vestire (3,25), nel modo di trattenersi nel parlare (3,30). Come salesiano, è immediato il riferimento alle nostre Costituzioni: “Non cercate penitenze straordinarie, ma accettate le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica” (art, 18) ecc. Anche altri riferimenti con don Bosco sono numerosi. Per esempio, S. Francesco scrive che «non basta che sia ricambiato l’amore: le parti che si amano, devono saperlo» (3,17), è immediato il parallelo con la “Lettera da Roma” del 1884 in cui don Bosco scrive che “non basta che i giovani siano amati, bisogna che conoscano di esserlo”.  


Marko

In questi capitoli vediamo come san Francesco di Sales parla di amicizia, dando tante spiegazioni profonde e dettagliate su non solo amicizia ma la nostra vita. Cioè sul come vivere con gli altri, per gli altri in modo devoto e santo. sembra che non sia facile ma con la semplicità lui scrive  e fa una guida alla pienezza. Mi accolgo di poter fare le cose semplici e di poter andare man mano avanti con la fede e la continuazione che arriva fino alla testardaggine, ma quella testardaggine non mi lascia altro che seguire Gesù.


Tra le tante frasi che mi hanno aiutato di scrutarmi, è impressionante il non giudicare. Dice nel cap. 28: «perché agli uomini in quanto uomini, è proibito di giudicare»; «ma allora, non è mai permesso giudicare il prossimo? No, mai!...». Giudicare solo se stesso nella misura in cui non ci  mettiamo in pericolo che gli altri ci giudicano. Poi avere il motivo di dire: perché ho detto questo? Dico senza pensare ma S. Francesco spiega come don Bosco: «tutte le nostre parole ci giudicheranno». Infatti in S. Francesco si trova una certa somiglianza a  don Bosco.
Si vede quanto lui vuole che Filotea viva una vita in Carità. La vuole bene. In questo modo, lui generico, mi aiuta a capire le cose e ad aprire la nuova orizzonte. Penso che lui è un uomo che si è innamorato propriamente di Dio.

Teresa

Questa parte è stata molto interessante e attirante per la vita quotidiana. Tocca la propria vita. La sua pedagogia concreta e reale mi spinge a praticare qualcosa. E sempre, ma in questa parte molto di più, mi sono meravigliata della vasta conoscenza dell’uomo in S. Francesco di Sales. Per esempio, «Filotea, […] devi essere intransigente […] è difficile impedire che l’amore entrato in un orecchio non scenda presto nel cuore» (Filotea 3,21); «Ma, mi dirai, non è ingratitudine rompere così drasticamente un’amicizia? […] Filotea, non sarà ingratitudine, ma anzi un’azione meritoria in favore del tuo amante; perché, spezzando i tuoi legami, romperai anche i suoi» (Filotea 3,21) ecc.


A me è piaciuto la sua posizione, il giusto mezzo. Per esempio, «ricercare le conversazioni e fuggirle sono due estremi ugualmente riprovevoli […] La fuga dalla conversazione tradisce un senso di superiorità e disprezzo nei confronti del prossimo; la ricerca, per contro, tradisce tendenza all’ozio e alla professione di perditempo» (Filotea 3,24) ecc.
     E poi, mi faceva ricordare anche don Bosco. per esempio, «Figlio mio, dammi il tuo cuore; e questo perché è il cuore la sorgente delle azioni, per cui le azioni sono secondo il cuore»; «chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (Filotea 3,23). Mi pareva che fosse un altro modo di dire “Da mihi animas cetaera tolle”. E la tradizione salesiana: «voglio incidere e scrivere nel tuo cuore questo santissimo motto: Viva Gesù»;  E poi anche il modo di dare gli consigli concreto, fine e reale come quelle lettere circolari di don Bosco.

Sommario di suor Teresa Park Su Hyun.





Friday, November 27, 2015

Una vita secondo il Vangelo


Introduzione a la vita devota, Terza parte, capitoli  1 – 16
Gruppo:  José Antonio Santis Pinedo, Benjamin Gahungu, Yoshikazu Tsumuraya  e M. V. Prakash.
Lunedi, 23 novembre 2015.

Ciò di cui abbiamo posto più attenzione


José Antonio:

Come abbiamo visto in tutta l'opera, e in particolare in questa terza parte del libro, la proposta che San Francesco di Sales fa a Filotea, al fine di condurre una vita secondo Gesù Cristo, è lo stesso che per assumere un consacrato o un sacerdote. Ciò che ci permette di dire che l'essenza del cristianesimo o lo sfondo è lo stesso per tutti coloro che accolgono Cristo nel suo cuore e si desidera seguire, realizzare i loro mandati, di condurre una vita devota, essere santi. La differenza quindi, tra un cristiano laico e un cristiano sacro non sarebbe nell'essenza ma nel modo di vivere il cristianesimo, il primo nel secolo, il secondo da uno stile di vita, che come suggerisce il nome, sono dedicati a Dio, affrontare i problemi e le cose di Dio. Entrambi chiamati a vivere, ognuno nella sua condizione la decisione radicale di seguire Gesù, ogni chiamato alla vita santità. Se è così, ogni cristiano deve avere sostanzialmente la stessa formazione che gli consenta di raggiungere l'obiettivo di santità e di ogni si vive secondo la vostra scelta o stile di vita.

圓谷能 (Yoshikazu): 

Mi sono impressionato molto dai consigli del santo, trovati nella terza parte. Sono molto concreti con pieni immagini e esempi ed sono adatti a Filotea (cfr. capp. 6, 13, 14, 15, 16 ecc.), signora laica cristiana. Ne derivano, secondo me, quattro cose: una prima è che il Vescovo di Ginevra conosce bene Filotea, cioè la sua personalità, il suo stato sociale, la sua condizione di vita e il grado della sua vita devota; una seconda è che egli, anche forse con tante esperienze pastorali, conosce bene la realtà del mondo (costumi culturali, pensieri, condotta della gente contemporanea); una terza è che egli è davvero un vero pastore nonché umanista con la conoscenza limpida della Bibbia e della vita e pensiero dei santi e anche quella di varie scienze umane; l’ultima è che anche nella terza parte si intravede il pensiero del santo della vocazione universale alla santità. Come dice l’autore, le virtù devono essere veramente vissute. Ora, vorrei indicare in seguito le riflessioni personali sulle due virtù, la pazienza e l’umiltà interiore.  La prima è la pazienza (3,3). È importante questa virtù per mortificare il cuore, che è l’aspirazione dell’uomo. La pazienza deve esercitarsi nel sopportare la sofferenza, le afflizioni, le ingiurie, le contraddizioni, i dispiaceri. Nel mondo però ci sono falsi pazienti che «amano la tribolazione, ma soltanto l’onore che ne deriva». Il vero paziente è invece «chi vuole servire Dio, sopporta con animo uguale le tribolazioni unite al disonore e quelle che danno onore». Infatti, non potremo mai compiere atti di grande pazienza, «finché non saremo capaci di mangiare il pane dell’amarezza e vivere tra le sofferenze». Detto così, non possiamo dimenticare una cosa importante, che sottolinea con forza il vescovo di Ginevra. È questo: il referente dell’esercizio della pazienza è sempre Gesù Cristo. Ciò significa che non deve esercitare la pazienza in modo autoreferenziale, ma in modo unito a Gesù Cristo, perché Egli ha salvato l’umanità soffrendo con costanza, «Egli ha sopportato per te». San Francesco esorta a pensare che tutte le nostre sofferenze non sono in alcun modo paragonabili alle sue, né per intensità, né per numero. Quando ci mettiamo in difficoltà, perciò, occorre offrire i nostri dolori, gli inconvenienti e le dolcezze per il servizio del Signore, e chiedergli, con insistenza, di unirli a quanto Egli ha sopportato per noi.

La seconda è l’umiltà interiore (3,5). Secondo me, questa è una delle virtù che l’autore sottolinea con maggior forza all’interno del libro. Mi colpisce fortemente quando l’autore dice che alcuni «rifuggono dal mettere i loro talenti al servizio di Dio e del prossimo perché, dicono, conoscono la loro debolezza». A me capitano qualche volta situazioni simili in cui esito a metterli al servizio del prossimo. Ma l’autore dice che «tutte queste preoccupazioni sono soltanto inganni, una sorta di umiltà non soltanto falsa, ma perversa, per mezzo della quale si tenta di coprire di umiltà l’orgoglio della propria opinione, della propria indole, della propria pigrizia». Sono molto forti queste parole veritative per me. Infatti, riflettendo personalmente, mi viene in mente il ricordo di essermi comportato con questa umiltà perversa, avendo forse un’intenzione di voler difendere me stesso dal disprezzo e di non voler perdere la fiducia in me. La vera umiltà, dice l’autore, è «il vero sole delle virtù sulle quali deve sempre brillare». L’umiltà infatti nasconde e copre le virtù e le lascia apparire solo per il servizio della carità che eleva l’anima alla perfezione. Si richiede perciò l’esercizio della vera umiltà piena dell’amore nella devozione.

Benjamin y Prakash concentrano i loro contributi sulla virtù della carità:

San Francesco presenta a Filotea la carità come regina delle virtù. Pero deve essere circondata o accompagnata sa tutte le altre virtù secondo lo stato di ciascuno.  Secondo il nostro stato di vita e le nostre sensibilità alcune virtù richiedono più frequenza che le altre sul nostro cammino di perfezione e nei nostri confronti col prossimo.


Siamo tutti invitati a combattere i nostri vizi con la pratica delle virtù. L’impegno serio e fedele nell’esercizio delle virtù nos esclude la prudenza soprattuto quella della guida spirituale per no cadere nelle passioni e illusioni.

Sommario di José Antonio Santis Pinedo.
Fotografie di Joe Boenzi.

Monday, November 23, 2015

Francesco di Sales: Accessibile ma Esigente

S Francesco di Sales: Filotea – Introduzione alla vita devota

Terza parte, capitoli 1-16
Condivisione: Marco Tagliavini, Marko Ivan Majić-Mazul, Teresa Su Hyun Park

Suor Teresa:

Piace lo schema…dolcezza, carità, povertà…per la carità servono tutte le altre virtù, dovrebbe essere accompagnata da altri metodi. Mi ricordavo la prima lettere ai Corinzi che parlava di carità…
Voglio essere umile ma spesso voglio che gli altri mi guardano che sono una persona umile, virtuosa.
Questa pazienza mi dava in tutta la lettura una importanza grande. Si parla che noi dobbiamo lasciare un buon esempio per gli altri ma lo dobbiamo lasciare in verità e questo è importante. Difficile il momento in cui dire, tacere…

San Francesco conosce bene le persone come un psicologo. Tutti siamo chiamati alla santità e questo mi è piaciuto.

Marco:

Più che si va avanti, più mi sento coinvolto e conquistato.

Tre punti:
- Pensiero di san Francesco che in questi capitoli emergono in modo speciali
- Alcune sue caratteristiche personali che vengano fuori
- Alcune caratteristiche personali che mi ha toccato

     Ti tocca su alcune cose, mi dico, questo parla proprio a me. La centralità della carità. La devozione è per tutti quanti. L’idea è la santità per tutti ma anche distingue questo con stato di qualità… a cui è chiamato. Tutti possono avere tutte le virtù ma non le devono praticare nello stesso modo. Rifiutare i doni che Dio ci da, è anche orgoglioso, una falsa umiltà è questo.
     Eccezionale il tema di pazienza. Parla di questo con tanta bellezza. Essere attenti su questo.
La dolcezza, la calma, la giustizia sono i temi che tornano… sono i consigli dal quello che da primo li fa realizzare. Teniamo sempre gli occhi fissi su Gesù Cristo crocifisso – la centralità.
     La concretezza ancora più forte che prima anche se prima anche era concreto. Una fine saggezza nel dare i consigli con tanta attenzione proprio saggia. Sa che sono i momenti difficili per uomo. Anche la sua prudenza molto grande. Profondo conoscitore dell’uomo. La cura pastorale che ha nei confronti delle persone che accompagna.
     È accessibile ma anche è esigente. Chiede le cose davvero impegnative, ma possibili da realizzare. Abbia una grande capacità pedagogica. Ti restano in testa le cose. Dice alcune cose perché lui le ha vissuti per prima. Tante frasi piccoline che aiutano per mettere in memoria le cose importanti. Ha un’ampia cultura, modelli biblici, esempi dei santi… sembra che ce ha una predilezione per gli api. Si mostra come un compagno del cammino. Parla di buone e cattive compagnia come don Bosco.
     Francesco di Sales non parla delle cose astratte. Usa tante espressioni del canto dei cantici.

Marko:

La cosa che mi ha toccato è che san Francesco di Sales scrivendo 5 secoli fa è che san Francesco è ancora attuale, anche oggi in senso che abbiamo visto nella condivisione che ogni uno poteva vedere su che virtù della propria vita potrebbe lavorare, svilupparla verso la perfezione e così per poter attirare altre virtù, migliorandosi così sempre in più nella vita devota, nella unione con Dio. Si spiega anche come lavorare su queste virtù e alla fine rimane soltanto e proprio LAVORARE.
     San Francesco è così dolce, intelligente e semplicemente bravo che le persone di qualsiasi carattere, di qualsiasi ruolo della loro vita, possono trovarsi nella guida di san Francesco di Sales, perché a me sembra che lui proprio parla del bene di Dio che si da per tutti, di Dio che si da per tutti, anche se nei modi diversi.
     La cosa che trovo molto utile per la nostra crescita e che accenna san Francesco è quella di fare relazionarsi con quelli che davvero ci aiutano a sviluppare le nostre virtù, e non con quelli con cui ci piace stare, perché è inutile e non e giusto ne buono essere SOLTANTO con gli amici e con la gente che non ci fa crescere.
     È cosciente anche che siamo peccatori e cadiamo nei peccati e ce ha la sensibilità anche per questo, e per questo dice che bisogna partire con se stessi, essere per il primo dolce con se stessi, e questo è una cosa meravigliosa, perché  davvero quando penso, mi fa riflettere su qualche lavoro, se lavoro non va bene e se lo lasci, non ce niente più, ma se continui a lavorare anche più forte, la speranza ce sempre, ed è questo che san Francesco, mi sembra vuole mettere nelle anime che guida e per il primo in se stesso, sperare in quello che si è dato a noi per poter sperare, credere e alla fine per la causa di questo, vivere nella unione con Dio.

Sommario di Marko