Filotea, Terza Parte, Capitoli 17-30.
Gruppo: José Antonio Santís Pinedo, Benjamin Gahungu, M. V. Prakash, Paolo Mojoli, Yoshikazu Tsumuraya
Lunedì, 30 novembre 2015
Nel nostro testo, collocato nella metà della terza parte del libro, a seguito dei capitoli precedenti nella stessa parte (capp.1-16), si tratta dell’esercizio delle virtù nella vita in modo più concreto e efficace nel progredire il cammino della devozione. In concreto i temi principali sono l’amicizia (capp.17-22), la mortificazione esteriore (cap. 23), il parlare (capp.26-30).
La nostra condivisione, a partire dal tema dell’amicizia (la differenza tra l’amicizia e l’amore, il valore della vera amicizia ecc.), si arriva a quello della mortificazione esteriore, costatando che l’autore sottolinea di nuovo la necessità del guida spirituale anche nella pratica di essa.
In seguito si espone l’estratto della riflessione personale dei membri del gruppo.
José Antonio
In questa parte del libro mi ha colpito in particolare il valore dell'amicizia: la vera amicizia è fondata sulla carità e non sulle cose effimere, ha un linguaggio semplice, è sempre uguale nell’onesta.La dottrina della vera amicizia, a mio avviso, è molto attuale, soprattutto se ci focalizziamo sulla chiamata fatta dall'autore per formare gli affetti, l'interiorità dell'individuo.
L'uomo di oggi ha bisogno di tornare su se stesso, di imparare a trovare se stesso, di imparare ad essere messa a tacere e assaporare il silenzio interiore, la solitudine e quindi se per raggiungere l'altro e trattato come una persona e non come una cosa o come oggetto di piacere.
Avevo una domanda: che ragione ha il santo quando dice “L’amicizia è l’amore più pericoloso”. Nel gruppo si diceva che una chiave per comprendere questa affermazione è quando dice: Colui che conquista il cuore dell'uomo, conquista tutto l'uomo .
Benjamin
1) L’AMORE E L’AMICIZIASan Francesco chiama l’attenzione di Filotea per non confondere l’amore e l’amicizia. Mentre l’amore è unilaterale l’amicizia è bilaterale. Solo in quello senso si può capire anche l’amore del nemico. Molto importante questo per chi lavora con i giovani soprattutto nel campo dell’educazione all’amore. Oggi viviamo una cultura consumista che tende a capire l’amore come un sentimento che viene e passa secondo le situazioni. Oggi il mondo vuole farci credere che si può amare fin a quando si va d’accordo con l’amico. L’amicizia deve essere ricambiata, saputa e gli amanti devono avere qualche bene in comune. Ed è proprio la natura del bene (oggetto) comune che dimostra che l’amicizia è falsa o vera (cap. 17). In questo senso il Santo chiama passioncelle le amicizie tra persone di diverso sesso, senza alcune intenzione di giungere al matrimonio. Le passioncelle rubano l’amore e il cuore a Dio, alla moglie e al marito. Sono cattive, folli e vane perché vengono e finiscono nel peccato della carne e non recano nessuna utilità, nessun onore, nessuna gioia. Così non solo allontanano l’amore celeste ma anche il timore di Dio (cap. 18).
Continuando a parlare delle amicizie San Francesco ricorderà a Filotea che “la perfezione, dunque, non consiste nel non avere amicizia, ma nell’averne una buona, santa e bella” (Filotea III,19). Francesco raccomanda le amicizie di cui l’oggetto di scambio sono le scienze, le virtù, la devozione e gli affetti spirituali. Queste amicizie sono lodevoli, perfette e spirituali. I mezzi per combattere le cattive amicizie sono: il distacco delle orecchie dalle parole inutili, il riconoscimento della debolezza e della miseria, il mutamento del luogo e la confessione seguita dalla comunione (cap. 21). San Francesco riconosce che nell’uomo è presente anche qualche imperfezione. Ecco perchè nella vera amicizia si vuole bene all’amico e non alle sue imperfezioni perché l’amicizia richiede che ci comunichiamo il bene e non il male(cap. 22). Proprio per questo nella vera e buona amicizia si cerca anche di aiutare l’amico ad abbandonare i suoi peccati per condurlo alla conversione.
2) LA GIUSTA MORTIFICAZIONE
Riguardo alla pratica di mortificazione, San Francesco insiste sull’atteggiamento interiore e ricorda che una sobrietà costante e moderata è molto meglio che le privazioni violente fatte da tanto in tanto. Mi interessa riprodurre, qui, le parole del Santo “per sanare i nostri vizi, è bene, sì, mortificare la carne, ma più ancora è necessario purificare i nostri affetti e rinnovare il nostro cuore. Non dare mai seguito a penitenze corporali senza avere avuto il parere favorevole del tuo direttore spirituale” (Filotea III, 23). Stare lontano delle conversazioni viziose, partecipare, nel tempo libero, solo a quelle divertenti e riposanti cercare quelle con le persone devote e virtuose perchè la conversazione con le anime devote ci aiuta molto nella devozione (cap. 24). Questi consigli riguarda la mortificazione fa ricordare, almeno ai salesiani, i consigli di Don Bosco a Domenico Savio. A Domenico Savio che voleva moltiplicare pratiche di mortificazione (astenersi della ricreazione, dormire sui sazzi, mangiare poco, .........), Don Bosco fa capire che la santità consiste nello stare allegro.
3) DIO CI CHIAMA ALLA CONVERSIONE
Non c’è nessuna persona che, con la grazia di Dio, non può cambiare e cioè arrivare alla conversione. Le esperienze di Sant’Agostino e San Paolo ce lo mostrano molto bene. Perciò non possiamo classificare le persone perchè le abbiamo viste una volta nel peccato “poiché la bontà di Dio è così grande che basta un momento per chiedere e ottenere la sua grazia (...). Il giorno precedente non ci autorizza a giudicare quello presente, e il presente non ci autorizza a giudicare il passato. Solo l’ultimo li classificherà tutti” (Filotea III,29). Con la grazia di Dio la conversione è sempre possibile. Trovo molto interessante questo consiglio perché molto spesso ci scoraggiamo a causa dei nostri peccati del passato o perdiamo fiducia nel prossimo a causa dei suoi peccati passati. Qualche volta ci disperiamo anche a causa del peccato ripetuto nonostante la nostra volontà di convertirci radicalmente. Come sacerdote e confessore, trovo questo molto importante anche perchè molto spesso incontriamo persone per chi diventa tanto difficile e quasi impossibile la riconciliazione con loro stessi e/o con gli altri.
Prakash
Love holds the first rank among the emotions of the soul. Love changes all the rest to itself and makes us such as what is loved. Friendship is the most dangerous love of all.All love is not friendship because:
1. We can love without being loved.
2. The persons who love each other ought to know their reciprocal affection.
3. There must be some kind of communication between them which is the basis of friendship.
When these foolish friendships are between persons of different sex and without any intention of marriage they are called flirtations. These foolish loves usually melt and lose themselves in sordid sensuality and lustfulness. These friendships are all evil, foolish and vain. They are evil as they lead to and finally end in sins against chastity. This fire of love is more active and more penetrating than it appears.
They cause so many temptations, distractions, suspicions and other consequences that the whole heart is trampled down and spoiled by them. Love affairs banish not only the love of god but also the fear of God, weaken the spirit and spoil the reputation.
Love everyone with a great love of charity but have friendship with those capable of communication virtuous things to you. If you share knowledge, your friendship is indeed very praiseworthy. In my opinion, all other friendships are only shadows. Particular friendships and excessive affections do very great harm to the religious. It is necessary that those who live among worldly people and embrace true devotion join together in a holy and sacred friendship. Those who are religious do not need particular friendships.
You may distinguish worldly friendship from the holy and the virtuous.
Types of friendships:
The sacred friendship has a simple, frank language.
1. False friendship provokes dizziness of spirit which makes persons waver in chastity and devotion.
2. Holy friendship has only simple and modest eyes, no caresses. Holy friendship has clear-sighted eyes, does not hide itself, and willingly appears before good people.
3. False friendships change and ends in carnal and disgusting word and requests. Chaste friendships is always equally honest, polite and amiable.
As soon as you sense the first feelings turn away from them at once. Carefully prevent our ears from hearing filthy words. Give up the vain profession you made of them. Distance yourself from the person you love. The person who is stung by love will be healed of this passion with difficulty. The change of place serves very much. In breaking your bounds, you will break his also since they are common to both of you.
Friendship requires a great communication between friends. Certainly we must love him in spite of his imperfection. We must neither love nor receive his imperfection. Those who commune in a good friendship, ought to separate the imperfections and should not allow it to enter their spirit.
We should neither tolerate nor encourage them in a friend. True and living friendship cannot endure in the midst of sins. If sin stays and settles down, immediately friendship perishes. A friend is an enemy if he wishes to lead us into sin.
Yoshi
Mi ha colpito quando san Francesco parla profondamente dell’amicizia. L’autore infatti istruisce a Filotea l’importanza di esercitare la virtù dell’amicizia. Tuttavia, è provocatoria la parola dell’autore che si colloca all’inizio del cap. 17: «L’amicizia è l’amore più pericoloso». Infatti, per coloro che vivono tra la gente del mondo, è normale avere l’amicizia: l’amicizia con i familiari, con gli amici, con collaboratori del servizio ecc. Inoltre, occorre notare che al cristiano si esorta ad amare tutti. Allora, perché l’autore dice tale parola? Senza dubbio, qui, si vede la sua grande preoccupazione pastorale a Filotea. Lui non vuole che Filotea ami le cose cattive (3,17), per non danneggiare il cuore a Dio.L’autore dice anzitutto che cosa è l’amicizia e la natura dell’amicizia (cfr. 3,17). Dice che «l’amicizia è fondata essenzialmente proprio sulla comunicazione». Nell’amicizia non esiste quindi l’amore unilaterale, cioè solo il dare dell’amore da parte di una persona. In essa esiste invece necessariamente l’amore comunicato, cioè il passaggio da chi lo dà a chi lo riceve.
Inoltre, San Francesco ci mostra la distinzione tra l’amicizia vera e quella falsa. La vera amicizia è spirituale, dal momento che avviene con coloro che si scambiano le cose virtuose, quali la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito (3,19). Per quanto riguarda quella falsa, l’autore dice che nel mondo ci sono tante false amicizie. Ciò che è comune in queste falese amicizie è il fatto che esse producono danni all’anima. Rubano l’amore e di conseguenza anche il cuore a Dio, a chi è dovuto. Bisogna molta attenzione ad amicizie false e combatterle. «È difficile infatti impedire che l’amore entrato in un orecchio non scenda presto nel cuore» (3,21). «Chi conquista il cuore conquista tutto l’uomo» (3,22). E qui si richiama l’affermazione iniziale del santo: «l’amicizia è l’amore più pericoloso».
Bisogna notare anche il rapporto tra l’esercizio della carità e l’esercizio dell’amicizia soprattutto tra persone di diverso sesso. L’autore non nega assolutamente il primo, anzi esorta a farlo: «Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità» (3,19); l’amore di carità, «quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini» (3,19). Ciò che san Francesco sottolinea con preoccupazione è esercitare l’amicizia in mezzo alla gente. Infatti, l’anima di chi pratica l’amore di carità può accendere negativamente l’anima di un altro: coloro che «vedono un’anima che brucia d’amore per loro, si infiammano immediatamente per lei» (3,18); «si comincia sempre dall’amore virtuoso […] si insinua presto l’amore frivolo, poi si passa all’amore sensuale, poi a quello carnale» (3,20). D’altra parte, un cuore di persona può essere preso dalle parole inutili di chi le si avvicina con non retta intenzione, come abbiamo visto sopra.
Per l’esercizio dell’amicizia di coloro che vivono tra la gente del mondo, perciò, l’autore afferma: «è indispensabile stringere un’alleanza reciproca con una santa amicizia» (3,19). Devono sostenersi l’un l’altro per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto. Certamente, l’autore non nega che Filotea abbia l’amicizia di altro genere, anzi le dice di poter scegliere liberamente i rapporti con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri, senza disprezzarli (cfr. 3,19). Bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi della vita. Anche se la scelta dell’amicizia crea veramente una parzialità, dice il santo, essa «è una santa parzialità che non crea divisioni […] ma separazioni necessarie» (3,19). «La perfezione non consiste nel non avere amicizie, ma nell’averne una buona, santa e bella» (3,19).
Infine, occorre ricordare di nuovo la parola di san Francesco: «chi conquista il cuore dell’uomo conquista tutto l’uomo» (3,23). Il cristiano nella sua totalità deve essere conquistato da Cristo. Deve vivere in Cristo, come dice San Paolo: Vivo sì, ma non più io; è Cristo che vive in me.
Elaborazione di 圓谷能 Yoshi
Photography by Joe
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